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domenica 31 ottobre 2021

Ti chiedo scusa



E’ successo alcuni anni fa. Un po' tanti anni fa.

Ti ho incrociata in un grande centro commerciale, al banco degli affettati. Tu avevi un numeretto più basso del mio, e una fortissima somiglianza con Mariangela Melato; capello biondo corto, altezza invidiabile, voce leggermente roca e dall’accento molto lumbard, proprio come in Travolti da un insolito destino…

E spalle larghe, forse un po’ troppo, che tradivano il tuo essere transessuale. La salumaia, una ragazzotta stupida, ovviamente mangiò la foglia e ti servì con palese ironia e disprezzo. La cosa ti ferì in maniera evidente, e fece restare male pure me. Dopo che te ne andasti, la salumaia ebbe per te parole molto volgari, davanti alle sue colleghe e agli altri clienti sghignazzanti. E io, parafrasando Vecchioni, gli avrei preso la testa e le avrei fatto mangiare il banco. E invece no, la cattiveria umana, gratuita, allora come oggi ha il potere di congelarmi in uno stupore paralizzante. 

Ti ho incrociata poco dopo, per caso, nella corsia del cibo per cani; parlavi tra te e te a voce un po’ più alta del normale per cercare di darti un tono e sentirti meno a disagio. Provai una pena immensa ma, ancora, non riuscii a profferire parola. In fondo in fondo temevo di farti sentire ancora più a disagio.

Se potessi tornare indietro, con la testa che ho oggi, ti fermerei con una parola gentile e magari ti offrirei un caffè, assicurandoti che non hai motivo nel sentirti a disagio, che ci vuole un coraggio da leoni per poter andare in giro come fai, a testa alta, esattamente così come ti senti; in faccia a perbenisti, ottusi e ignoranti.

La salumaia è rimasta ancora salumaia, la rivedo ancora ogni tanto. Niente da dire contro il mestiere eh, semmai contro la persona: una grandissima stronza che non ha mai saputo, in vita sua, cosa volesse dire imboccare una strada terribile come la tua, subire il disprezzo della famiglia, forse le botte di un padre o di un fratello, il rifiuto degli amici, magari anche il marciapiede.

Ma andare avanti comunque, per essere fedele a te stessa, nonostante tutto e tutti. Mi pento di non avertelo detto, e per questo ti chiedo scusa.

mercoledì 30 luglio 2014

Morelle DeKeigh


Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, esisteva un'edicola dei giornali dalle parti del centro città, davanti alla quale passava molta gente. Eravamo sul finire degli anni ottanta, e nelle edicole esistevano cose come giornali e videocassette pornografiche, manufatti oggi pressochè estinti e soppiantati da freddi equivalenti elettronici. Un giorno per puro caso ci passai davanti.

Allo scopo di attrarre gli ignari passanti (vabbè, alla fin fine poi mica tanto ignari), gli astuti edicolanti esponevano questi articoli in punti prestabiliti e in determinate ore del giorno e della notte, in modo da non scioccare i benpensanti;  i frontespizi di queste riviste erano infatti rutilanti promesse di piaceri sessuali inarrivabili, di inavvicinabili, peccaminosi paradisi esotici. Toccava accontentarsi di un surrogato in carta patinata.

Quel pomeriggio di fine anni '80 il mio sguardo di ignara passante venne catturato da una rivista di cui non ricordo il titolo, ma che sviscerava senza ombra di dubbio tutte le geometrie possibili dell'amore transessuale. A riprova, un volto sorridente occhieggiava dalla copertina, un viso palesemente ambiguo eppure raggiante e felice, di una gioia così vera e sincera da essere quasi commovente.

Forse proprio per via di quella sincerità quel viso mi rimase impresso, indelebile negli anni a seguire: una chiostra di denti bianchissimi e abbaglianti, delimitata da labbra rosso fuoco; un velo di ombretto lilla sulle palpebre, e la floridezza della salute e della gioventù sulle guance. L'avete vista nella foto qui sopra, trovata su internet dopo alcune ricerche.

All'epoca poco si conosceva della reale identità di queste creature che sembravano vivere solo nelle fotografie di quelle pagine; le storie che accompagnavano quei servizi fotografici camuffavano nomi, luoghi, epoche in maniera grossolana e porcelleccia, e così l'ambigua creatura di Ipanema poteva diventare, nella successiva edizione, una improbabile girl next door (non del tutto girl a dire il vero) dell'hinterland de noantri oppure una casalinga "con sorpresa" per l'idraulico di turno. Poteva chiamarsi di volta in volta Susanna, Carolina o magari Chantal, non era importante; quello che contava veramente era far sognare i lettori (OK forse il verbo "sognare" non è quello giusto, ma suvvia non siate volgari).

Oggi, grazie a internet, non è più così. Di certe celebrità si conosce vita, morte e miracoli. E così ho scoperto in un sito di old glories trans che quella creatura così - apparentemente - piena di vita e di gioia si chiamava Morelle DeKeigh (certamente un nome d'arte, però stavolta un vero nome d'arte), che oltre a lavorare per l'industria del porno si prostituiva, come accadeva e continua ad accadere anche oggi a tante trans. Morelle è nata in Colombia nel 1969, ha vissuto a New York, ed morta di AIDS nel 1994. Una biografia abbastanza scarna; nemmeno due righe per contenere una intera vita, buttata via.

Ma quella era la preistoria del porno, effimera e poco documentata. Oggi si può trovare molto di più, ad esempio su Camilla De Castro, morta suicida nel 2005 (c'è chi dice per depressione, chi perché aveva scoperto di essere sieropositiva). O su Satiny Miranda, morta di meningite (causata indovinate un po' da cosa? Certo, dall'HIV). O su tante altre, finite ugualmente male per mano propria o altrui.

Ad ogni modo, si potrebbe dire che niente sfugge oggi all'immenso potere della memoria di internet. Ma per fortuna ci sono delle persone che sfidano questo (stra)potere, con la forza della loro ignoranza. Gente che si limita a guardare solo le figure, e piuttosto di leggere anche due righe si farebbe ammazzare, con questo vanificando ogni tentativo si dossieraggio in stile Stasi di internet.

Ed ecco che alcuni di questi eroi, in una pagina di commemorazione di Camilla, commentano così: "hmm, come ti scoperei!" Già. Vorrei proprio vedere.

giovedì 8 settembre 2011

Trans Girl Diaries

 Cari amici e amiche, come avrete forse già capito due interessi che ho nella vita sono le tematiche CD/TG e i fumetti. Potrebbero sembrare due argomenti che non hanno niente da spartire tra loro, e invece i punti di contatto ci sono, eccome.

Già da diversi decenni il fumetto si è scrollato di dosso l'etichetta di prodotto "per bambini" o per particolari sottoculture (leggi: nerd sfigati che collezionano le statuine di Star Wars), ed ha iniziato a trattare temi decisamente impegnati e complessi, e anche di forte impatto emotivo; tra tutti, cito per esempio Maus di Spiegelman, Piazza Fontana di Barilli e Fenoglio, e Gorazde Area Protetta di Sacco, tre "letture" che consiglio vivamente.

E i transgender? E i crossdresser? Devo ammettere che la parte del leone in questo campo la fanno le pubblicazioni pornografiche, che a onor del vero arrivano anche ad essere di un livello qualitativo che non ha nulla da invidiare ai grandi "maestri" (sto pensando per esempio a Xavier Duvet, Dmitrys, Baldazzini e Sarath) ma che però si limitano a toccare unicamente l'aspetto più esteriore, ludico e lubrico di questo "mondo".

La sfera interiore, più intima, dove covano conflitti, lacerazioni, traumi ma anche segrete speranze e piccole soddisfazioni, è ampiamente trascurata. Ed è un vero peccato. Per questo sono rimasta felicemente stupita quando ho scoperto un sito, Trans Girl Diaries, che - come dice il nome stesso - parla di noi TG e CD con delle "strisce" ironiche, senza falsi pudori, disegnate con naturalezza e scioltezza. Il sito è in inglese, e anche l'humour che lo pervade è a volte un po' british, sottile e impalpabile, ma strappa sempre almeno un sorriso, anche su argomenti molto seri come terapie ormonali e omofobia.

La vignetta che riporto all'inizio del post ne è un esempio, ed è stata tradotta dalla sottoscritta con l'incoraggiamento dell'autrice. Proprio l'autrice, Evelyn Poor, rappresenta un grande mistero. Il suo sito (ma anche l'intero web) è avarissimo di informazioni biografiche, e lei - per sua stessa ammissione - è troppo schiva e restia a darne, anche per email. Quasi certamente si tratta di una sorellina (CD o TG, non è chiaro - limite mio), e certamente ha un dono, un vero talento nel disegnare e nello scrivere, oltre ad avere un bel cervellino.

Se conosci bene l'inglese, è un sito che merita decisamente un giro. Enjoy.

martedì 30 agosto 2011

Milano come Rio, Rio come Milano


Una sera (sul tardi) di fine luglio, la tv si ferma su Current. Mancano tre giorni e poi il canale chiuderà, spazzato via da Sky, c'è chi dice per vendetta, chi per fare un  favore al Cavaliere. Ma non è questo l'importante. Un giovane giornalista un po' rotondetto (che assieme al cameraman strizza un po' troppo l'occhio ai dettagli pruriginosi) vola in brasile per un servizio sui transessuali.

Parte l'intervista-verità a due prostitute trans, lo sfondo è l'habitat tipico di questa specie: i viali di Rio de Janeiro. La prima (non ricordo il nome), 53 anni di cui 43 passati sui marciapiedi, viso segnato dai tanti anni passati in trincea e dal botox. La seconda, Patricia Araujo, nota pornostar transessuale (è quella nella foto qui sopra), viso da bambola e un corpo che sembra fatto apposta per il peccato - pure troppo.

Di entrambe ti colpisce da subito un fatto: non sono doppiate, parlano un italiano perfetto, magari solo un po' accentato. Il motivo è presto detto: tutte le trans brasiliane, prima o poi, hanno avuto un periodo di "lavoro" in Italia. Perché? A quanto pare l'Italia è il primo paese al mondo per richiesta di prosituzione transessuale. Un dato curioso che emerge è che la maggior parte dei clienti si definisce eterosessuale, però poi chiede di essere passiva durante il rapporto.

Le storie di queste transessuali si assomigliano più o meno tutte: un passato di abusi, o di abbandono, o di povertà (o di tutte e tre le cose insieme), le prime marchette, i primi soldi, le prime operazioni (seno, naso, glutei, in Brasile sono all'avanguardia in questo campo), e poi il viaggio della speranza in Italia, prima sui marciapiedi e poi -  se si è brave e carine - in casa.

Per cercare di riuscire a farsi un nome, un sito internet, magari anche qualche film, e poi arraffare quanto più possibile, capitalizzando l'unica risorsa a propria disposizione, mettere da parte ogni centesimo per tornare in Brasile con una "dignitoso" gruzzolo. Ammesso poi che tra sfruttatrici e affitti vari (non solo la casa: ti affittano anche il pezzo di marciapiede su cui lavorare) ci si riesca.

Proprio come la Araujo, sotto trattamento ormonale fin dai 10 anni, fuggita di casa e subito marchettara, che sfoggia una conoscenza dei viali di Milano (e della loro fauna) meglio del tuttocittà. Prostituta, pornostar, una villa con vista su Copacabana pagata con gli euro degli italiani, e un sito internet dove puoi trovare, tra le tante, una gallery intitolata "Patricia Araujo e Camilla De Castro scopano fino alla morte."

La scelta del titolo denota un gusto veramente pessimo, ma chi dice che le trans debbano averne? In fondo sono persone come tutte le altre, sensibili o grezze, gentili o scorbutiche. E comunque al maschio medio quello che importa è ben altro... Pessimo gusto, dicevo, dato che la De Castro alla morte ci è arrivata davvero, si è suicidata nel 2005. Forse depressa, forse sotto stupefacenti, forse perché aveva scoperto di essere sieropositiva. E anche questo è uno degli infiniti altri lati della medaglia.


Per approfondimenti (leggete che ne vale la pena):
- Preziosa, la prostituta trans che ha avuto il coraggio di denunciare i CPT
- La tratta delle transessuali, business da 20 milioni al mese

sabato 30 luglio 2011

Candy Darling


La memoria può giocare scherzi ben strani. Anche a me che mi sono sempre vantata di averne una di ferro. Negli anni '90 sono andata a vedere una mostra fotografica, e tra tutte quelle che ho potuto vedere l'unica foto che mi è rimasta in testa fino ad oggi è quella che vedete qui sopra.

O meglio, credevo mi fosse rimasta in testa. Io ricordavo una foto con quattro personaggi nudi, molto più vicini tra loro, di cui uno era quasi certamente Lou Reed. E invece ho dovuto arrendermi all'evidenza: non risulta che esista una foto del genere, e l'unica in cui appare Candy Darling nuda è proprio questa, senza alcuna traccia di Lou Reed. Mi sa che sto invecchiando.

Ai più il nome di Candy Darling risulterà sconosciuto. Era nata nel 1944 (anche se alcuni dicono nel 1946, ma del resto con le signore l'età è sempre un optional) con la definizione anagrafica - decisamente errata - di James Lawrence Slattery; figlio di genitori separati, la leggenda vuole che trascorresse l'infanzia davanti alla televisione, guardando vecchi film di Hollywood e cercando di impersonare le vamp che vi recitavano.

Un bel giorno un vicino raccontò alla madre che Jimmy era stato visto in un gay bar locale, vestito da donna. Ovviamente la donna chiese spiegazioni, e Jimmy le rispose: "mamma, siediti un attimo e aspetta." La mamma si sedette, e Jimmy andò in un'altra stanza, tornando dopo pochi minuti in full drag e lasciando la mamma a bocca aperta. Che però in fondo in fondo un po' se l'aspettava: "sapevo di non poter fermare Jimmy. Candy era semplicemente troppo bella e piena di talento," disse in seguito.

Era il 1963, e Jimmy fece tre cose: iniziò a frequentare assiduamente i gay bar, cominciò a farsi iniettare ormoni femminili e si diede il nome d'arte di Hope Slattery. Che poi cambiò in Hope Dahl, Candy Dahl, Candy Cane e infine Candy Darling, come in un gioco enigmistico. LA svolta per Candy venne nel 1967, quando conobbe Andy Warhol, e ne divenne la musa. Qui però mi fermo, perché non voglio diventare troppo agiografica, e del resto se ci tieni a sapere di più basta fare qualche ricerca in internet.

Quello che mi è sempre piaciuto di questa fotografia è la sua innaturale naturalezza. Immagina di guardarla ingigantita, così come è successo a me, e di non poter cogliere immediatamente, a colpo d'occhio, tutta l'immagine ma di poterla vedere soalmente risalendola con lo sguardo, come uno scanner.

Parti dal basso, e vedi quattro paia di piedi nudi, risali risali e vedi stinchi, ginocchia, cosce, pubi (e con un frisson cominci a capire che si tratta di qualcosa di pepato perché ci sono anche peni, peli e tutto), risali ancora e vedi quattro ventri, quattro toraci e oh!  I capezzoli del primo soggetto sono coperti da una chioma bruna, corposa e fluente, troppo per essere maschile. E inizi a inquietarti un attimo. Vai ancora più su e la sensazione trova conferma: un perfetto viso femminile, vagamente alla Greta Garbo.

Gli altri tre a questo punto li ignori completamente, e ti concentri sulla nostra eroina. E' proprio così: mezzo uomo e mezza donna, come una specie di collage fotografico, come uno di quegli animali mitologici dell'antica grecia metà una cosa e metà qualcos'altro. Eppure con un'intrinseca armonia, come se si trattasse dell'essere più naturale dell'universo. E senza un briciolo di vergogna.

Candy Darling morì il 21 marzo 1974, di leucemia. Prima di morire lasciò questa nota agli amici:

A chi possa interessare
nel momento in cui leggerete queste righe io sarò già andata. Sofrtunatamente, in punto di morte non nutro alcun desiderio per la vita. Nonostante tutti i miei amici e la mia carriera in ascesa mi sento troppo vuota per continuare questa esistenza irreale. Tutto mi annoia così tanto. Si potrebbe dire mi annoia a morte. Potrebbe suonare ridicolo, ma è vero. Ho già predisposto per il mio funerale, c'è una lista degli invitati ed è già tutto pagato. Desidero salutare Jackie Curtis, penso che tu sia favolosa. Holly, Sam Green - un vero amico e una nobile persona, Ron Link - non ti dimenticherò mai, Andy Warhol - cosa potrei dire, Paul Morrissey, Lennie - lo sai che ti ho voluto bene, Andy - anche a te, Jeremiah - non prendertela troppo male, ricordati che stronza che ero, Geraldine - immagino che te la sia aspettata. Richard Turley & Richard Golub - so che avrei potuto diventare una star, ma ho deciso che non lo volevo. Manuel, sto molto meglio ora. Terry ti voglio bene. Susan mi dispiace, lo sai che non poteva durare, io l'ho sempre saputo. Spero di potervi incontrare tutti di nuovo.
Arrivederci per ora
Vi voglio bene per sempre
Candy Darling
Ciao Tinkerbell!


"Ho sempre creduto che uomini socialmente inaccettabili fossero gli amanti migliori perché sono più sensibili." Candy Darling

martedì 26 luglio 2011

Il piastrellista di Biella


Sarà stato il 1996 o 1997. Eravamo a Bologna, in fiera, a realizzare lo stand dell'azienda per cui lavoravo allora. Il mio compito era quello di supervisionare una mezza dozzina di piastrellisti, tutti di Biella, facendo attenzione che rispettassero i disegni, le quote, i colori. Una vera noia. Fu in quell'occasione che iniziai a pensare che i piastrellisti di Biella sono l'anello di congiunzione mancante tra l'uomo e la bestia.

Non me ne vogliano i biellesi, o i piastrellisti, ma l'esperienza non fu delle più felici. Intanto, i "miei" soggetti fumavano, bevevano e bestemmiavano come turchi già dalla mattina presto, e poi andavano avanti tutto il giorno. Ma questo può darsi che lo facciano in tanti. Il problema arrivava la sera.

La sera, per tutta la nostra permanenza a Bologna (una settimana circa), scattava l'immancabile puttantour. E siccome la mia era l'unica macchina disponibile (oltretutto della ditta), ogni volta mi toccava fare da chauffeur agli infoiati piemontesi. Per strada, davanti alle signorine, schiamazzi, risate grasse e volgarità varie si sprecavano, con me che non sapevo dove voltarmi per la vergogna.

Una sera uno di quei brillantoni salta su con la proposta: "andiamo a trans!" Neanche a dirlo, mozione approvata a larga maggioranza. Uno di loro conosceva anche la zona dove trovarli: proprio dietro la fiera, in una traversa di via Stalingrado. Alé, come un sol uomo.

Era fine settembre, un settembre anomalo e già molto freddo, e quelle povere criste (così come le loro colleghe bio) dovevano girare seminude, avvolte in grandi cappottoni che erano costrette di frequente a spalancare per lasciar vedere la "mercanzia". E sopportare gli sguardi fintamente schifati e veramente arrapati dei potenziali clienti, inclusi i miei piastrellisti.

E giù ancora risate, commenti volgari e gran manate sulle spalle, come in un film con Alvaro Vitali, forse per mascherare la segreta e inconfessabile voglia di ognuno. E forse anche per cercare, nell'approvazione del branco, una rassicurazione sulla propria virilità temporaneamente turbata da quei corpi così familiari eppure così alieni .

Il più giovane e carino dei miei piastrellisti, con pessima scelta dei tempi, aveva deciso di telefonare proprio in quel momento alla morosa, ignara e a casa, e dovette inventarsi frettolosamente una spiegazione quando, nel vedere la generosa dotazione inguinale di una trans bolognese, era esploso in in uno spontaneo e atroce bestemmione, immediatamente captato dal telefonino e trasportato senza pietà attraverso l'etere alle tenere orecchie della fidanzatina nelle prealpi piemontesi.

A serata conclusa lo avvicinai, perché mi sembrava meno grezzo degli altri e mi interessava conoscere il punto di vista sincero, al di fuori delle dinamiche del branco, di un'anima semplice sull'argomento. Lo confesso, nonostante il fatto che tutti gli indizi sembrassero contrari, speravo di intravvedere un barlume di umanità. Speranza delusa. "Per me i trans sono gente ricca, che lo fa per divertirsi." Auguri. Non riuscii a controbattere, non ne avevo la forza, mi sentivo le gambe tagliate.

Dopotutto, se contro gli stupidi anche gli dei sono impotenti, figuriamoci una crossdresser.


Una nota sull'immagine: quella è la frase che si poteva leggere, in quei giorni, nei bagni della fiera.

giovedì 14 luglio 2011

Five Facts About Transvestites


Qualche tempo fa ho letto un post divertente E intelligente in un blog "normale", tenuto da un normalissimo padre di famiglia inglese (Dan) che per una volta ha ospitato nel suo spazio virtuale l'intervento di una crossdresser (nom de plume Becky EnVérité, la vedete in foto), dimostrando notevole coraggio e lungimiranza.

Generalmente questo tipo di "contaminazioni", nel mondo virtuale come in quello reale, vengono fatte per sfruttare quel senso di pruderie che i trav/trans suscitano nei "normali" (specialmente di sesso maschile) e non sono mai prive di un secondo fine, anche se pur remotissimo ed inconfessato. Non sembra questo il caso del nostro Dan, che pare proprio un puro di cuore.

Che bello sarebbe un mondo dove i CD non fossero considerati degli scherzi di natura o dei fenomeni da baraccone, e potessero circolare liberamente tra le genti senza suscitare schifo, ilarità o (non richiesta) lascivia. Anche in internet. E va bene, sono pronta: se qualche blogger normale mi vuole, son qua. Astenersi politici, prelati e provoloni. E fumatori.

Ad ogni modo, il post di cui sto parlando è vecchiotto (aprile 2008) e il blog di Becky, che viene citato, è ormai off-line. Sembra che le inziative virtuali di noi crossdresser siano afflitte da qualche male oscuro e abbiano vita breve, speriamo bene per il mio blog. Comunque, blog a parte, Becky EnVérité sembra essere ancora viva e attiva, se la cercate su google trovate diversa roba (sempre in inglese però).

La parte del suo post che ho trovato più simpatica si intitola "Five Facts About Transvestites", Cinque fatti sui travestiti; quella dei facts è una tradizione anglosassone che va un po' capita (qualcuno di voi magari conosce i Chuck Norris facts). La vostra Syuzee come al solito ha tradotto per voi questa cosa e la riporta qui sotto. L'ho dovuta adattare un po' (troppo) all'italiano, ammetto che a leggerla in lingua originale è molto più divertente, specie se conoscete un pizzico di cultura British (se volete leggerlo, lo trovate qui).

Cinque fatti sui travestiti
  1. I travestiti sono uomini che trovano piacere nell'indossare abiti del sesso opposto e/o nell'ostentare femminilità.
  2. I trav sono persone divertenti e fiche da conoscere.
  3. Pensa a tutti gli uomini che conosci: uno di loro è un travestito. No, non quello lì, quello è solo un po' effeminato. Quell'altro, quello che non lo avresti mai detto. Sì, lui!
  4. Tra i travestiti più famosi ci sono Vladimir Luxuria, attrice, personaggio televisivo, politica e attivista, e RuPaul, cantante, attrice e personaggio televisivo. Leo Gullotta, famoso per aver impersonato molti personaggi televisivi femminili, NON è un travestito.
  5. Con tutti i travestiti del mondo si potrebbero riempire due stadi di San Siro, oppure l'equivalente di 1.000 autobus a due piani (tipo quelli di Londra) che viaggiassero tra la luna e la terra per 10 anni.

Cinque pregiudizi sui travestiti

  1. I travestiti non sono gay. Beh, la maggior parte. Nella comunità trav c'è probabilmente una percentuale di gay e bisessuali più alta che nella comunità non-trav. In generale, se un travestito dice di non essere gay, credetegli… se vi dice che nessun trav è gay non credetegli, lo fa per mascherare un senso di inferiorità.
  2. I travestiti non sono menzionati nella Bibbia. A parte per qualche passo che parla di uomini che non devono indossare abiti femminili, ma di solito tendiamo ad ignorarlo perché si trova nello stesso capitolo che obbliga a non indossare capi in misto cotone/sintetico e a mettere le prostitute al rogo.
  3. I tavestiti non hanno superpoteri del genere "eroi dei fumetti". Una volta mi era sembrato di poter controllare lo spazio-tempo ma alla fine ho scoperto di aver solo bevuto troppo caffé.
  4. Non tutti i travestiti vogliono diventare donne. Alcuni lo fanno, ma si definiscono "transessuali". Il casino della definizione travestito/transessuale nasce dal fatto che alcuni transessuali iniziano il percorso come travestiti. E' come un bruco che cerchi di indossare un paio di ali "di prova" per assicurarsi che funzionino, prima che accada l'inevitabile. Un sacco di travestiti non sono per niente bruchi, a loro piace semplicemente indossare le ali.
  5. I travestiti non sono "strani"… beh, la maggior parte. C'è in giro sicuramente qualche trav abbastanza strano nei club privé, ma nei supermercati c'é di sicuro gente "normale" ancora più strana. Per lo meno i trav non si tatuano ogni centimetro libero del corpo e non comprano carrellate di tavernello. Beh, la maggior parte. Mi spiace ma ho perso il filo di quello che volevo dire...
(Becky EnVérité, 2008)