Visualizzazione post con etichetta SM. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SM. Mostra tutti i post

domenica 4 dicembre 2016

I limiti sono fatti per essere superati



"I limiti sono fatti per essere superati." Questa stessa frase, curiosamente, l'ho sentita dire da due persone diverse a distanza di tre anni.

La cosa curiosa è che la prima volta, nel sentirla, ho provato un immediato senso di repulsione e di fastidio, mentre la seconda invece l’ho stranamente sottoscritta e condivisa.

Possibile che in tre anni io sia cambiata così tanto da capovolgere completamente questo punto di vista? Non mi pare... e allora come mai questa reazione così diversa?

In effetti, ripensandoci bene, le due persone che, nel corso di un’amichevole chiacchierata, hanno in tempi diversi enunciato questa “verità” non potevano essere più distanti tra loro, e quasi certamente da questo è dipesa la mia reazione.

Falsa e opportunista la prima, tanto quanto è sincera e premurosa la seconda.

Perché quella frase, anche se è una sorta di luogo comune che gira nell’SM, cambia molto a seconda della bocca che la pronuncia.

Nel primo caso, la persona in questione sottintendeva il fatto che a lei, dello slave, fondamentalmente importava il giusto (cioè niente) e che durante il gioco lei faceva né più e né meno quel che le pareva, come se avesse tra le mani un pezzo di argilla. Senza alcun riguardo per la persona del poveraccio di turno.

Nel secondo caso invece era sottinteso che si può arrivare ad avere ragione di un bel po' di limiti soggettivi (specialmente quelli che hanno a che fare con paure e tabù personali) e forse forse anche di qualcuno di quelli oggettivi (non starò qui a spiegare cosa sono) ma solo a patto di trovarsi insieme alla persona giusta, con la quale si è stabilito un rapporto di complicità e reciproco rispetto, e due o tre altre cosette ancora.

In entrambi i casi la frase è stata secca, netta, senz’altri fronzoli o aggiunte; ma anche le due spiegazioni implicite qui sopra erano altrettanto nette e palpabili. Un paio di labbra collegate ad un cervello (e a un cuore) piuttosto che ad un altro: che differenza eh?

venerdì 7 marzo 2014

Endorfina mon amour



Qualche giorno fa per caso mi sono imbattuta in una pagina di un sito BDSM che parlava delle endorfine. La cosa mi ha incuriosita e mi sono letta tutta la pagina; in pratica viene spiegato come l'attività BDSM possa scatenare questa sorta di droga naturale prodotta dal nostro organismo. Devo dire che ho trovato tutta la teoria molto interessante, e per quanto mi riguarda parzialmente verificata, per cui ho deciso di tradurvi l'articolo (era in inglese) e riproporvelo qui. Ma prima che leggiate occorre fare alcuni doverosi distinguo.

Innanzitutto guai a pensare che l'SM si esaurisca tutto in un gioco di biochimica; l'articolo non dice questo, ma spiega quale potrebbe essere la correlazione biofisica tra dolore e piacere. Detesto il dogmatismo, specie se scientifico, e sono sempre sospettosa di certe semplificazioni; credo che la realtà siasempre molto più complicata di come una se la dipinge.

In secondo luogo, le opinioni espresse nell'articolo non riflettono necessariamente quelle della sottoscritta, che si ha solo tentato di metterlo in buon italiano. Posso dire di aver colto qua e la alcuni interessanti spunti di riflessione, e spero la stessa cosa possa succedere anche a voi.

Terzo e ultimo, non si tratta di alcun messaggio ad personam, per nessuno. Che ognuno abbia il proprio modo di vivere l'SM, e di vedere se stesso. Però confrontarsi ogni tanto con ciò che consideriamo come altro non fa male.

Ah, l'articolo potrebbe sembrarvi a tratti è un po' nozionistico, sconclusionato, paternalistico. Portate pazienza, cercte di prendere solo quello che vi può sembrare interessante. Buona lettura.


Endorfine, il punto di vista del BDSM

Endorphins – The BDSM Point Of View, in BDSM Digest, 19 gennaio 2010

Le endorfine sono sostanze oppioidi polipeptidiche. Sono neurotrasmettitori, composti chimici coinvolti direttamente nel funzionamento elettrochimico del cervello. Vengono prodotti nella ghiandola pituitaria e nell'ipotalamo dei vertebrati in seguito ad esercizi affaticanti, eccitazione, dolore, uso di cibi speziati ed orgasmo, e rassomigliano agli oppiacei nella loro capacità di produrre effetti analgesici e sensazione di benessere. Secondo alcuni studi, ridere provoca il rilascio di endorfine nel cervello, mentre alcuni podisti descrivono una sensazione conosciuta come runner's high o "sballo del corridore." Esercizi estenuanti portano l'organismo oltre la soglia in cui si attiva la produzione di endorfine. Le endorfine regolano la sensazione di fame e sono connesse alla produzione degli ormoni sessuali.

L'euforia descritta dalle persone che praticano BDSM è attribuita anch'essa alle endorfine. Una teoria che spiega perché alcune persone trovano piacevoli le attività connesse al BDSM è che esse stimolano le endorfine in modo controllato. Nel 1999 dei ricercatori medici hanno riferito che la stimolazione di determinati punti del corpo mediante agopuntura scatena la produzione di endorfine. Le endorfine regolano la sensazione di dolore, agendo come degli analgesici naturali. Dal punto di vista del BDSM le endorfine possono essere considerate delle sostanze chimiche simili agli oppiacei, prodotte naturalmente nel cervello in risposta al dolore, che possono bloccare il dolore e produrre una sensazione di euforia. L'euforia è causata da alti livelli di endorfine.

Le endorfine vennero scoperte per la prima volta nel 1975 da John Hughes e Hans Kosterlitz nel cervello di un maiale. Ad oggi il loro funzionamento non è ancora stato perfettamente compreso. Quel che è certo è che le endorfine si combinano ai recettori per gli oppioidi nel cervello. Esse disinibiscono i percorsi della dopamina, causando un aumento della sua secrezione nelle sinapsi. Il termine "endorfina" deriva dall'unione delle forme abbreviate di endogena e morfina, ad indicare una sostanza simile alla morfina prodotta all'interno dell'organismo.

Il termine endorphin rush o "scarica di endorfina" è stata adottata nel linguaggio comune come riferimento ad una sensazione di euforia derivante da dolore, pericolo o altre forme di stress, causate presumibilmente dall'influenza delle endorfine. Quando un impulso doloroso proveniente da un nervo raggiunge il midollo spinale, le endorfine vengono rilasciate per impedire alle cellule dei nervi di inviare altri segnali di dolore. Subito dopo aver ricevuto una ferita, le endorfine permettono al soggetto di provare una sensazione di potere e controllo su di se che gli permette di continuare ad essere attivo per un certo periodo di tempo. Le attività BDSM, specialmente quelle che prevedono un certo grado di giochi sensoriali, spesso ricercano la scarica di endorfina come "ricompensa"  per il sub. Occorre prevedere attenzione particolare alla fase successiva al gioco, per evitare la fase "depressiva" o subdrop [conosciuta anche come endorphin crash, ndt] che potrebbe avvenire quando l'organismo ritorna alla condizione normale.

Un'applicazione attenta, metodica e corretta del dolore può permettere di innalzare la soglia del dolore, consentendo al bottom di tollerare livelli di sofferenza più elevati grazie ai benefici di più alti quantitativi di endorfine. Al bottom non sembrerà che il dolore stia aumentando, anche se lo starà facendo il grado di trauma fisico sul suo corpo. Questo perché all'aumentare del livello delle endorfine diminuisce quello del dolore.

Attenzione! L'attenuazione della sensazione di dolore non deve mai farvi perdere di vista il trauma fisico che state causando. Non prendete sottogamba la responsabilità per la sicurezza del vostro bottom solo perché l'euforia causata da un endorphin rush ha reso il vostro bottom un po' "frivolo".

Al fine di stimolare il rilascio delle endorfine, il top dovrebbe aumentare gradualmente il livello di dolore fino a quando questo non si avvicini alla soglia di sopportazione. Dopo aver raggiunto la soglia, l'intensità va diminuita per consentire alle endorfine rilasciate dal dolore di "compiere la loro magia", annullando il dolore.

Quando il top inizia di nuovo ad aumentare il dolore, le endorfine rilasciate dal ciclo precedente permettono al bottom di tollerarne un livello maggiore. Questo livello maggiore rilascerà ancora più endorfine, e il ciclo potrà ricominciare. Tieni presente che l'organismo impiega circa dieci minuti per generare le endorfine "utilizzabili" nel ciclo successivo; sarà necessario continuare a stimolarlo in qualche altro modo (per esempio con una fustigazione leggera) per almeno dieci minuti prima che sia pronto a rilasciare un'altra dose di endorfine.

La pazienza è fondamentale. Potranno presentarsi varie difficoltà che potrebbero scoraggiarti, ma non cedere! Tienile a mente, aspetta che si presentino e quando lo faranno modifica la tua "tecnica" finché non trovi quell'unica e particolare combinazione che funziona bene per te e il tuo bottom. A volte anche dei cambiamenti leggeri possono produrre risultati importanti.

A volte la soglia del dolore potrebbe raggiungere un plateau, e "rifiutarsi" di salire ulteriormente. Se accade questo potrebbe essere necessaria una interruzione completa delle "attività", per pochi minuti o per periodi più lunghi. Ogni bottom ha un punto oltre il quale neanche la migliore "tecnica" può portarli. Questo punto può variare da un giorno all'altro, e se il bottom ieri ha raggiunto un nuovo massimo non è detto che oggi lui o lei lo possa raggiungere di nuovo oggi. Se hai provato qualsiasi "tecnica" ti sia venuta in mente senza alcun risultato significa semplicemente che non è il giorno giusto. Prendila come viene.

Un altro problema comune è l'ipersensibilità, che può provocare un drastico e improvviso abbassamento della soglia del dolore. Se hai mai fatto un tatuaggio piuttosto grande sai come funziona. Stai giocando alla grande, il bottom è in pieno endorfine high e ti senti appagato e soddisfatto. Improvvisamente il bottom ti avverte di fermarti. Vi prendete una pausa ma, una volta che ricominciate, anche dei semplici buffetti sono troppo dolorosi. Cos'è successo?

L'ipersensibilità sembra presentarsi più spesso quando si sta "spingendo" troppo e troppo in fretta. Giocare proprio intorno alla soglia del dolore è fisicamente e mentalmente stressante, e alla lunga "logorerà" il bottom. Assicurati di avere molto tempo da dedicare al suo recupero durante le pause tra un gioco e l'altro.

Lo "sballo da endorfine" è una cosa che da molta soddisfazione, ma richiede un lavoro duro. Se non ci riesci dopo alcuni tentativi, non disperare. Anche un "giocatore" con molta esperienza ci mette del tempo ad "entrare in sintonia" con un nuovo bottom, e se oltretutto sei un BDSMer alle prime esperienze stai contemporaneamente imparando a conoscere le tecniche E il tuo bottom [quindi doppia fatica, ndt]. Lavora lentamente, sii determinato, e cerca di cogliere i piccoli segni positivi. Saranno questi piccoli segni a dirti cosa funziona meglio per il tuo bottom. Alla fine, con pazienza, ce la farai.

venerdì 26 agosto 2011

Fenomenologia dello Strap-On

Questo riepilogo non è disponibile. Fai clic qui per visualizzare il post.

martedì 21 giugno 2011

Nascita di una Mistress


Una delle cose più interessanti del "nostro" mondo è quella di conoscere il modo in cui qualcuno è arrivato ad essere così com'è. Quali turbamenti, esperienze, incontri hanno contribuito ad essere ciò che siamo? E se le nostre esperienze passate fossero state diverse, lo saremmo anche noi, oggi?

Ho sempre considerato LadySweetLash, la più amica delle mie amiche, non per il ruolo dominante che rappresenta (che pure è decisamente connaturato nel suo animo, cosa che lei nega spudoratamente), un errore questo che in troppi commettono, ma per la persona che è, al di sopra di giudizi e opinioni.

Un giorno mi sono accorta che non avevo idea di come fosse "nata", ne di come avesse scelto il proprio "soprannome". La scelta del soprannome è un momento importantissimo perchè, come sostiene Le Carre, rivela molto di quel che vorremmo essere e quindi di quello che siamo.
Questo processo di "rivelazione" per mezzo del soprannome si ha, il più delle volte, "per sottrazione"; dato che l'essere umano medio tende generalmente ad esagerare quando si attribuisce un nome d'arte, ostentando poteri o qualità inesistenti, è sufficiente spogliarlo di queste millanterie per ricavarne l'essenza nuda.

E' una cosa più facile a farsi di quel che si creda, ma non è certo questo il caso di LSL; e se provate a fare con lei questo giochetto vi ritroverete quasi certamente i segni della sua sferza sulla schiena, in senso metaforico e non.
Sapevo che sarebbe stato difficile, se non impossibile, avere questa "confessione" da lei, per via di un certo tipo di riservatezza su alcune delle cose che la riguardano; confesso di averla blandita e lusingata molto oltre la mia naturale tendenza, perchè ero certa che ne sarebbe uscito un documento eccezionale, che finalmente da una risposta all'eterno quesito: come nascono le Mistress?

Enjoy.


A Mistress Story
di LadySweetLash (2011)

Quando mi è stata chiesta la genesi del mio ruolo, sono rimasta basita: non ho mai pensato fosse importante, non al punto da essere raccontata. Eppure, giorno dopo giorno, quest'idea solleticava il mio ego tutt'altro che ipertrofico, mi titillava la sensazione che, pur non essendo una storia solo mia, doveva e voleva nascere come quei testardi fiori di cactus del deserto del Mojave, vicino alle alture del Sangre de Christo.

Da ragazzina non amavo quei filmoni comunemente definiti “in costume” o “pepli” per l'attinenza storica, ma da sempre il Cleopatra di Cecil B. DeMille è il mio preferito, l'alterigia di Liz Taylor e quel profilo da antico romano sassone di Richard Burton, i costumi e le scenografie mi trasportavano in quell'epoca che ho sempre amato, nel mio piccolo studiato. E pur non avendo il phisique du role mi calavo nei panni di una delle Regine più colte e più tragiche del mondo antico, non una guerriera pacificatrice come Hatshepsut, non una meraviglia come Nefertiti.

Colta, disinibita, astuta, intelligentissima, Cleopatra ero io. L'idea che qualcuno provasse una qualsiasi emozione legando, imbavagliando, frustando, e per un certo verso stuprando la mente altrui mi scavava come un tarlo.

Volevo sapere, volevo conoscere, volevo CAPIRE.

Chiesi ad un amico di Udine come potevo avvicinarmi a quel mondo del quale neppure, allora, conoscevo il nome, quel pianeta sconosciuto che ho sempre accostato non al proibito ma alla prevaricazione, senza crederci. Mi diede un paio di indirizzi di siti, mi ci iscrissi, li esplorai, e fu allora che iniziai a sentire sotto pelle un fremito, un brivido da tempo tenuto nascosto, eppure così confuso, nebuloso.

Più proseguivo l'approfondimento, più ne restavo irretita. Così, basandomi sui miei trascorsi di vita, sui precedenti, “scelsi” il mio primo ruolo, che in quel pianeta era chiamato “schiava”. Tramite internet e quei siti conobbi uomini che si definivano Padroni o Dominanti, molti dei quali mi davano la sensazione di essere alla ricerca di emozioni forti per provare un piacere che si era affievolito.

Poi arrivò Marco, ligure, giovane. Ci parlammo a lungo, ci confidammo, mi sondò la testa e la mente, ed infine capì che avrebbe avuto una schiava che si riteneva tale solo per compiacergli, o per compiacere quegli stessi uomini che la snobbavano e deridevano i suoi rotoli di ciccia e la sua goffaggine, e quel vago sentirsi almeno 3 gradini sotto agli altri.

Marco mi aiutò a capire che non dovevo e non potevo scegliere un ruolo che non aveva niente a che fare con la mia natura tendenzialmente dominante e snob, che non potevo sottomettermi quando tutto il mio essere si sarebbe ribellato a quelle che, ancora allora, consideravo angherie.

Preferì rinunciare per farmi crescere, infine sbocciare, e rendermi quella che sono oggi. Mi regalò il disegno di un tatuaggio, le nostre iniziali così uguali, che porto alla caviglia destra, una M intrecciata ad un ramo di spine; per quanto ne so, l'abbiamo lui ed io.

Scelsi il nick che oggi mi rende conosciuta, lo pensai tre giorni, lo cercai sul vocabolario d'inglese, il termine arcaico di un tipo di fruste, lo staffile e lo scudiscio, la cui traduzione porta quasi tutti a declinarlo come “ciglia” mentre Lash ha altro significato. Lo feci precedere da sweet, “dolce”, perché sapevo che con le fruste avrei avuto un rapporto d'amore e di conoscenza che ne avrebbe fatto la mia caratteristica, ed il ruolo, Lady, che doveva immediatamente identificarmi come facente parte della Dominante.

LadySweetLash, acronimizzato in LSL, nacque così, e da allora me lo porto ovunque vado, esaltato ed infangato, famigerato e famoso, comunque sia mio.

Non c'è niente di trascendentale nella mia storia, milioni sono simili ad essa, mattone dopo mattone ho costruito e migliorato le mie capacità, tutt'ora prima di cominciare qualsiasi pratica nuova mi informo dove e come posso, non lo trovo affatto come uno sminuirsi, ma come un voler essere ben attenta nei confronti di coloro che si affidano a me.

La mia è una teoria quasi banale, ma mi piace pensare di essere non una regina ma una regista, mi piace sapere che io e solo io posso esaudire i desideri dell'altro i quali, spesso, sono gli stessi miei.

Dopo tanti anni, ancora adesso scopro sottigliezze che non avrei pensato esistessero, fermo restando rigidi paletti che non ho nessunissima idea di travalicare, primo fra tutti il mio benessere mentale.

La mia storia finisce qui. Crescerò di giorno in giorno, ho cominciato nell'ottobre del 2003 sbagliando il ruolo, continuerà sino a quando avrò forza e pazienza di cercare quel che voglio, e che so di volere.

LSL

venerdì 15 aprile 2011

Lo schifo totale e la bandierina della normalità


Una cosa che ho sempre pensato è che l'odio è meglio dell'indifferenza. Se una persona ti odia, per lo meno ti considera; se invece ti tratta con indifferenza il più delle volte è perché pensa che tu non "esista" neppure.

Già altre volte ho parlato dell'atteggiamento che il mondo - in generale - ha nei confronti di persone come me; io poi, nella graduatoria delle crossdresser, non sono certo al top e quindi sono considerata forse anche peggio. Ma la cosa veramente sorprendente è che anche alcuni BDSMers sembrano essere affetti da una forma di repulsione estremamente violenta per chi ama delle pratiche o degli stili di vita che a loro non sono congeniali.

Certo, non dovrei stupirmi, lo so. Non siamo tutti uguali (e aggiungo: per fortuna) e quindi ci sta che qualcuno mi detesti semplicemente per "ciò" che sono, e ci sta anche che questo qualcuno si trovi pure nel "mio" ambiente, l'SM. Eppure lo faccio, mi stupisco. Mi stupisco se, per esempio, scrivo ad un "master" che mi è piaciuta molto una frase che ho letto sul suo profilo (e, entro certi limiti, senza nessun secondo fine) e non ricevo nessuna risposta, neanche un "can crepa."

Mi stupisco quando leggo, nel forum di un sito SM, il seguente commento delirante (una vera perla): "siccome i crossdresser si vestono da donna, allora vuol dire che sono omosessuali e quindi non possono andare con le donne." (!) Ma chi lo dice? Il sesso, specialmente, è un argomento così variegato e multiforme che spacciare certezze e giudizi a destra e a sinistra la trovo una cosa estremamente presuntuosa.

Una mia vecchia teoria, che ho già proposto in altre sedi e che quindi potrebbe sembrarvi già sentita, dice che la maggior parte delle persone "normali" pianta una bandierina, la propria, sul mondo, vi traccia attorno un cerchio abbastanza ampio da contenere la propria "immagine" (valori, ideali, concezioni) e dice: "questa è il perimetro della mia normalità, e più ti allontani dalla mia bandierina più sei strano." O malato, pervertito, anormale, ecc ecc.

Nel cosiddetto "mondo normale" esiste una grande, grandissima bandiera; essa è fatta dall'unione delle singole bandiere di tante persone, le accomuna e definisce ciò che va sotto il nome di società "normale". Le persone che frequentano il mondo SM generalmente sono abbastanza lontane da questa bandiera, ma - sorpresa sorpresa - hanno anche loro una propria bandiera, e applicano il medesimo principio. Tracciano un confine, un perimetro attorno alle loro "perversioni" e decidono che chi è dentro va bene, mentre chi ne è al di fuori fa schifo, senza comprendere il valore della "diversità" e della solidarietà fra "strani".

C'è sempre qualcuno che è "il negro di qualcun'altro" (mi si passi questa brutta espressione, non sono per nulla razzista, ma rende bene l'idea); perché è più facile sentirsi accettati da un gruppo, in una "sottocultura", quando c'è un nemico, un bersaglio comune, uno zimbello da disprezzare. Historia docet.

Chiudo con due frasi non scritte da me, ma che sento molto mie:

"Noi siamo gente che frusta, sculaccia, umilia e piscia in faccia ad altra gente... e ci mettiamo a giudicare gli altri..."

"La domanda è: ma se uno/a è una bella persona, ma che cazzo te ne frega con chi va a letto e cosa ci fa?"

La fotografia, tanto per cambiare, è del mio Risiko.

venerdì 7 gennaio 2011

Ti odio, single-liner

Questo riepilogo non è disponibile. Fai clic qui per visualizzare il post.