venerdì 26 agosto 2011

Fenomenologia dello Strap-On



Sono orgogliosa di poter ospitare sul mio blog una mini antologia in quattro "capitoli" legata ad una tematica a me molto cara, quella dello strap-on.

I primi tre interventi sono stati pubblicati recentemente sul forum del sito Legami.org e sono qui presenti per gentilissima concessione dei loro autori. Colgo l'occasione per ringraziare profondamente Ileana e Femcurious06 per aver condiviso con noi i loro preziosi pensieri e per avermi dato il permesso di ripubblicarli qui. 

Il quarto "capitolo" invece è stato scritto dalla mia amica LadySweetLash appositamente per questo blog; le parole non bastano per esprimerle la mia gratitudine. LSL mi ha confessato di averlo scritto tutto d'un fiato, "di getto", a riprova dell'interesse profondo che nutre per questo argomento.

Questi quattro "discorsi brevi" sono così complementari tra loro da costituire a buon diritto una unica, armoniosa  dissertazione sullo strap-on e sulla sua percezione sia dalla parte passiva che da quella attiva; maschile la prima e femminile la seconda, in un universo capovolto di cui lo strap-on è allo stesso tempo artefice e strumento.

La vostra affezionata Syuzee condivide in larghissima parte ciò che state per leggere, dato che (per sua candida ammissione) è "una fiera sostenitrice dell'uso dello strap-on da tempo immemorabile,"  e aggiunge di non averne mai fatto mistero - e di non essersene mai vergognata.

Del resto, il complimento (indiretto) che più mi ha fatto piacere ricevere nel mondo BDSM è stato il vedere l'espressione sbalordita di una mia amica Mistress nel ricevere, dalle mie mani, uno strap-on come dono di compleanno - soprattutto dopo che nella sua vita aveva ricevuto dagli "schiavi" una sequenza di meno impegnativi (in tutti i sensi ;o) frustini...

Enjoy.

 

QUANDO IL CULO SI FA VAGINA
(Antropologia dello schiavo maschio anale)
di Ileana (7/05/2011)

La tipica relazione sadomasochistica è caratterizzata, come si sa, dall’interazione a livello non solo sessuale tra un soggetto dominante e uno sottomesso. All’interno però di questa schematica asserzione, il rapporto si sviluppa con dinamiche molto differenziate; certamente buona parte di queste pulsioni è messa a servizio della funzione sessuale che nell’ambito del contesto specifico ha una mansione importante da svolgere forse non secondaria però alla collocazione di ruolo dei due soggetti. La coppia sadismo-masochismo è considerata come una delle grandi polarità che caratterizzano la vita sessuale in generale, reperibile negli opposti attività/passività, maschile/femminile, fallico/castrato, aggressione/sottomissione.

Al maschio è tradizionalmente affidato il ruolo di “attivo” per la sua capacità di inseminare la femmina che quindi per cultura, per la stessa posizione subordinata nel coito, ma soprattutto per il suo lasciarsi penetrare, è considerata soggetto “passivo”. In questa logica la penetrazione sessuale sancisce sia la differenza sessuale, sia lo stato subalterno della donna nel sesso. In realtà, da queste differenze “secondo natura” si è sviluppata nei secoli una cultura che pone la donna in condizione subalterna oltre che nel sesso, anche e per estensione del concetto, in molti altri settori della sfera dei rapporti interpersonali e sociali.

E’ evidente quindi che per il “maschio slave” sia quasi automatica l’identificazione col soggetto considerato il più debole della coppia Dom/sub. Rimane però anche per lui il condizionamento sociale, l’educazione, i divieti culturali e parentali e anche religiosi che si oppongono a questa sua pulsione, perché penetrare, come indica il termine stesso, significa permettere a qualcun altro di entrare nel proprio corpo, cancellando così il confine consolidato tra il sé e il diverso da sé.

Infatti è perfettamente normale e scontato, agli occhi di un uomo, che egli “entri” nella donna e che una parte di lui “sfondi” letteralmente la barriera del corpo di lei. Sfondando questa barriera, come si è visto, si sfondano anche l’identità, l’autonomia e l’indipendenza del sé femminile. Lui è l’invasore che non viene invaso. Ecco perché il maschio trova inaudito e gli suscita solo spavento l’ idea di potere invece essere lui colui che viene invaso. Da questo complesso di tabù e timori irrisolti deriva quindi la metaforizzazione della sodomia come atto volto a conquistare e a sottomettere le donne e gli altri maschi nella lotta personale per l’affermazione e per il predominio.

Per l’uomo schiavo invece, il desiderio (spesso inconscio) di essere comunque "posseduto" da chi loro stessi eleggono a figura dominante, è una costante in quanto metaforizza una condizione di totale spersonalizzazione a partire dal genere. Vincere, superare quindi i divieti, rappresenta il punto d’arrivo del suo percorso mentale, al quale accede attraverso molti dubbi e molta sofferenza, superando anche la paura di “quella” specifica sofferenza fisica, la cui idea nell’uomo può anche essere terrificante. Ci sono quindi molti ostacoli da superare che però non possono non esercitare su di lui che un sicuro e continuo fascino.

Così, aprirsi al pene sia pur finto di una Padrona o, a maggior ragione al pene di un Padrone, significa nell’immaginario maschile e ancor più nell’immaginario dello slave maschio, rinunciare al proprio genere, alla propria dignità di uomo e di persona per assumere un’identità indefinita aperta a ogni degrado. E’ insomma, per lo slave molto più che per la slave, il capitolo finale di un percorso tutto mentale teso all’annullamento del proprio “sé” in favore, forse, di una personalità dominante che dal nulla lo possa ricostruire secondo schemi spesso inconsci che gli facciano trovare una collocazione migliore nel mondo.

E il sesso? Il sesso è uno strumento, non il fine; il suo è un sesso di “donazione” al dominante di turno nella speranza spesso disattesa di un approdo a una consapevolezza migliore di se stesso. In fondo, quella dello “slave”, è una ricerca mistica di una qualche propizia “Divinità” alla quale assoggettarsi. E a questa Divinità lui, come il pellegrino quando va al Santuario, porta in dono le sue pene e le sue angosce e i suoi peccati per ricevere punizione e perdono.
Ecco allora che il suo culo si trasforma in accogliente vagina !


STRAPON - UNA SENSAZIONE DI TESTA...
di Femcurious06 (4/06/2011)

Un mese fa avevo letto con estrema attenzione il bell'articolo di Ileana sulla penetrazione F/m e sulle dinamiche psicologiche "maschili" dello strapon viste da una donna. "Antropologia dello schiavo maschio anale" era il sottotitolo. Interessanti molti passaggi fra i quali: "(...) è perfettamente normale e scontato, agli occhi di un uomo, che egli “entri” nella donna e che una parte di lui “sfondi” letteralmente la barriera del corpo di lei. Sfondando questa barriera, come si è visto, si sfondano anche l’identità, l’autonomia e l’indipendenza del sé femminile. Lui è l’invasore che non viene invaso. Ecco perché il maschio trova inaudito e gli suscita solo spavento l’ idea di potere invece essere lui colui che viene invaso. (...)"

Ora... noi uomini conosciamo (per esperienza vissuta) o possiamo intuire all'interno di noi stessi il "percorso" mentale "maschile". Inutile aggiungere altro. Ma quello femminile? Non è la classica e stereotipata vulgata dell'"invidia del pene" di freudiana memoria. Al contrario - invece - sono le sensazioni più intime e del tutto psicologiche, com'è ovvio. Qual è stato il primum movens, la "molla" che ha fatto scattare il tutto? Scavando a ritroso... Pentimenti? Esitazioni? Gioie? Fobie? Ce ne sono state?

E' certo un vissuto del tutto godibile e - come dire? - di riporto. Ma estremamente  "interno", "femminile." Estasiarsi al piacere/dolore altrui. Compenetrarsi... immagino. Sul sito [Legami.org, ndr] negli archivi dei forum (di vissuto, immaginato ed "esternato") non c'è molto... quasi niente. Quelli che leggerete più sotto sono solo alcuni excerpts di una mia breve e frettolosa ricerca. Un invito al "femminile" -quindi- ad esprimersi. Se lo si desidera. Grazie.

* * * * * *
"(...) Adoro il contatto e il cercare di inondare l'anima di chi viene penetrato... Parlando di donne, anche io preferisco il dildo manovrato a mano, ma le volte che ho indossato lo strapon, l'ho fatto in questo modo. Sono sicura di non avere perso nulla, sono sicura di avergli regalato l'illusione di essere posseduto davvero. Lo strapon indossato mi piace molto anche per altri tipi di umiliazione. Il tenere lo slave per i capelli, con fermezza e senza violenza. Accompagnare i suoi movimenti sul dildo finto e il mio godere solo di testa, perchè in effetti niente di ciò che voi sentite ci è permesso di provare, se non l'idea di dominare, di essere, di volere... L'invidia la sento di più dall'altra parte, la voglia , il bisogno di sentirsi desiderati, cercati, perseguitati degli uomini.. come noi donne. L'ano ci regala una penetrazione forte, trasgressiva (...)"

"(...) Molto diversa è la posizione di inserzione. A me per esempio piace lo slave a cosce aperte come una donna e il bacino sollevato, così che io possa torturargli i capezzoli o provvedere ad un cbt. Trovo diverso anche il genere di umiliazione... Non è facile spiegare a parole, ma se prendiamo uno slave omofobico, e vede uno strapon, c'è una gamma di pensieri ben diversa da uno altresì omofobico che vede un plug. So di non essere molto chiara, ma certi meccanismi si basano su piccole sottigliezze.  (...)"

"(...) Sono certa che molti uomini invidiano molto le donne, al loro modo di lasciarsi andare, al loro modo cosi "privato" di godere. L'uomo , in fondo , è cosi meccanico... (...)"

"(...) D'accordo che i gusti son gusti... e quindi ognuno di noi e libero di esprimere il suo parere, ma credimi che quando guardo gli occhi della Ninfa che lavora di strap vedo una luce... (...)"

"(...) Trovo molto eccitante indossare lo strap. Non mi piace invece utilizzarlo per penetrare (...) mentre adoro farmi «adorare» il «mio» pisello, nel senso più maschilista del termine. (...)"

"(...) No, usare un dildo o usare uno strap-on non è assolutamente la stessa cosa, almeno sicuramemte non è la stessa cosa per lo schiavo (ma ritengo anche per la Mistress). (...)"

"(...) Ma tu vuoi mettere prendere un uomo di dietro nella stessa posizione che usa l'uomo quando domina la femmina? :) Poter spingere e far sentire chi comanda, chi gestisce il gioco, chi stà sopra... con un dildo in mano non sarebbe la stessa cosa. Secondo me è solo un fattore psicologico, in quella posizione in quel modo ci si avvicina di più all'assomigliare all'uomo. (...)"

"(...) E spesso mi piace stravolgere (con lo strap on, ad esempio) le differenze naturali. Il presupposto di partenza è, dunque, che la "posizione" originaria e naturale sia un'altra. Altro discorso è il fatto che sia dominante, o aggressiva, o qualunque altra cosa: sono una donna dominante, aggressiva etc etc, non c'è alcuno scimmiottamento in tutto ciò, ma naturale espressione della mia femminilità. Il fatto che poi prenda in prestito, nel gioco, alcuni atteggiamenti maschili, in fondo è vero: è uno scimmiottamento. Quando lo faccio godo nell'umiliare lo schiavo utilizzando «contro» di lui ciò che in natura è consono a lui, per quanto in quei panni possa sentirmici a mio agio e per quanto elegantemente possa indossarli e utilizzarli. (...)"


LO STRAP ON DAL PUNTO DI VISTA FEMMINILE
(Antropologia della donna Mistress)
di Ileana (20/08/2011)

Ringrazio molto Femcurious06 per il suo forum "STRAPON - Una sensazione di testa..." dove mi ha citata, tanto che mi sono sentita in dovere di rispondere anch’io al suo quesito per esprimere come "sento" personalmente questa pratica, cercando però di chiarirne anche alcuni aspetti generali di tipo fisiologico e anche… storico, sulle quali chiederò il vostro parere ! :-)

Lo strapon o meglio, l’uso dello strapon su un maschio slave, ha sempre rappresentato per me un punto d’arrivo di un percorso graduale da fare insieme, proprio perché l’ho sempre considerata una pratica molto "invasiva" per un uomo. Invasiva sul piano sessuale ovviamente, ma direi soprattutto su quello mentale, proprio per la simbologia che è implicita nell’atto della sodomizzazione.

Per quanto riguarda il "piacere" sessuale mio, direi che è stato sempre molto limitato (solo un po’ di piacevole pressione sulla parte; forse con un altro tipo di strapon sarebbe stato diverso, ma non so…), però sul piano mentale è sempre stato una "BOMBA."

Ci sono tre motivi principalmente che secondo me rendono questa pratica intrigante a una donna e in special modo a una donna Mistress: il primo è la logica sensazione di sopraffazione che si prova violando così platealmente l’intimità maschile. Il secondo è lo scambio di ruolo totale in quel momento e quindi implicitamente anche (terzo motivo) una certa dose di femminilizzazione che non guasta se si considera che il "potere" per l'uomo (anche quello sessuale) è sempre stato "maschile."

Queste tre cose insieme capovolgono il rapporto maschio/femmina ed è proprio per questo che considero lo strapon come punto d’arrivo della schiavizzazione maschile e, proprio per questo, che è necessaria una preparazione anche psicologica allo slave.

Una volta superato però l’ostacolo psicologico, per lo schiavo maschio, quasi a sua "premiazione", affiora un "vero" piacere sessuale indotto dallo strofinamento sulla prostata che provoca vero godimento sessuale fino anche all’eiaculazione. Questa sommariamente è la fisiologia dell’atto della sodomizzazione per un uomo da parte di una donna.

Ma, secondo me, è anche un modo di leggere il passato.

Fino al V° secolo d.c. la bisessualità maschile era una cosa comune, qualche volta considerata addirittura terapeutica per i giovani. Ad es., gli Ittiti, popolo guerriero dell’Asia Minore, addirittura si sposavano ufficialmente due volte, la prima con una donna per avere figli, la seconda con un altro uomo con cui condividevano sesso e battaglia e, pare, che il legame fosse molto forte. Del resto, perfino l’ammiraglio Nelson parlava delle ciurme delle sue navi come di "tagliagole sodomiti!"

Ora io mi chiedo (e mi scusino gli uomini che leggono), non è possibile che qualcosa di quel DNA sia rimasto? Io penso di sì, perché non è possibile il contrario, solo che dopo sono intervenuti i divieti sociopolitici, religiosi, morali che hanno modificato il modo di percepire le spinte sessuali.

Concludendo ritengo che l’impianto fisiologico e ormonale dei maschi sia conformato alla bisessualità più di quello delle donne. Molto probabilmente questo è quanto rimane naturalmente e antropologicamente dei primi uomini obbligati a lunghe lontananze dalle femmine per la caccia, le battaglie, ecc. e quindi a trovare altri sfoghi sessuali.

Nelle donne invece, costrette dai cicli mensili, dalle gravidanze, dai figli a restare stanziali, l’evoluzione è stata diversa e ha sviluppato altre tendenze come per es. il legame famigliare e il senso "infermieristico" tipico nelle femmine e necessario a curare gli uomini quando tornavano malconci. Bisognerebbe anche dire che le società primitive erano a carattere matriarcale proprio per proteggere il nucleo sociale in divenire e per non esporlo a rischi gravi e lasciare liberi gli uomini di procacciare cibo e tenere lontane le minacce.

Preciso che qui parlo di "bisessualità", non di omosessualità che è tutt’altra cosa.



 LO STRAP-ON COME PROIEZIONE DI SE'
di LadySweetLash (24/08/2011)

Sappiamo tutti che la penetrazione anale M/F è, oltre alla perversione, di provenienza lontana. La sodomizzazione della donna altro non è, da che mondo e mondo, la dichiarazione di dominio dell'essere superiore (uomo) sull'essere inferiore (donna) e non me ne vogliano femministe e femdom, basta che seguano il ragionamento.

Ora, ci si ostina a definire l'uso dello strapon come facente parte del sadomasochismo. Già questa costrizione parte da un punto errato: sfiora il sadomasochismo per il dolore che una penetrazione forzata e "a secco" provoca, ma quando il soggetto che sarà passivo viene adeguatamente preparato, cessa di far parte della definizione sadomaso ed entra di quasi diritto in quella, decisamente più generica, di BDSM.

Comunque sia, è fuor di dubbio che l'atto di penetrazione anale sia la conclamazione della dominazione della Mistress sullo schiavo, o sull'oggetto che dir si voglia, e questa pratica tende ad essere l'espressione principe proprio del criterio della dominazione di un Essere Superiore riconosciuto tale da quello inferiore.

Siamo tutti d'accordo che usare un butt plug, un dildo ed uno strapon abbia 3 significati diversi, così come siamo d'accordo che solo con gli ultimi due si ha veramente la possibilità di umiliare il maschilismo e di trasformare il cacciatore nella preda. Per il buttplug vedo solo qualcosa che da sapore di distacco, di disinteresse: se la Mistress non provvede al suo inserimento, ma si limta ad ordinarlo, ecco che scatta la meccanicità del sedercisi sopra, dell'andarci in giro in completo segreto rispetto all'universo mondo. Ma il dildo e lo strapon no.

Le tecniche sono molteplici, personalmente ho sempre gradito il dildo perchè mi permetteva meno coinvolgimento emotivo e perchè non riuscivo a trovare uno strapon od un harness che potessi comodamente indossare. Problema brillantemente risolto dalla Syuzee che ha una capacità manuale non comune. La prima volta che ho indossato il suo harness con lo strapon che mi aveva regalato, è stato come vedere i contorni definiti quando il miope indossa gli occhiali.

Ho messo a frutto tutto il tempo che avevo investito a "preparare" lo schiavo, ero partita dal dito e stavo arrivando quasi alla conclusione di quel percorso. Non so se lo sconvolgimento mentale sia stato influenzato anche dalla mia bisessualità, fatto sta che durante l'inserimento - non stupro ma inserimento, col fine di far sentire ogni centimetro del dildo - la mia testa ha pian piano preso il volo, sino ad arrivare ad una trasformazione della forma mentis da femminile a maschile.

Le spinte pelviche non più subite ma imposte, il ritmo irregolare, lo scivolamento all'interno di un corpo praticamente arreso sono stati l'apogeo del mio modo di intendere la dominanza. Facevo qualcosa che andava contro qualsiasi regola più o meno standardizzata - da che mondo è mondo una donna non "fotte" fisicamente un uomo - e smessi i panni della penetrazione mentale, del mindfucking, stavo passando a concretizzare ogni precedente fantasia che, per inciso, avevo anche da vanilla: scopare, letteralmente scopare un uomo.

Il milking, il massaggio prostatico con le dita, era sostituito da un coadiuvante del tutto simile ad un pene maschile, altrettanto tumescente e mobile. Essendo sessualmente anorgasmica, quella pratica mi donò un orgasmo cerebrale così violento, immediato, sconvolgente che dovetti fermarmi.

E questo si ripeté quando feci inginocchiare lo schiavo per mimare un pompino, altra pratica M/F che in quel momento, col suo rossetto sbavato ed il rimmel colato, mi ha lacerata la testa per la perversione che quell'atto stava creando. Le stesse sensazioni non le ho avute nel maneggiare un dildo, mancando il contatto corporeo, e forse per via dell'atmosfera D/s che s'era venuta a creare.

Un appunto che va oltre l'argomento: le stesse sensazioni che provo usando lo strapon le ho nella pratica del cateterismo uretrale: è l'idea di entrare dentro un corpo, nei suoi spazi più intimi, di esplorarlo, che "batte in testa." Sentirsi dire in entrambi i casi "non ti ho mai sentita così Padrona come adesso" significa riconoscere che esiste la dominanza intima ed allo stesso tempo l'arrendersi a qualcosa che è andato molto, molto al di là dei soliti giochini.

1 commento:

  1. ...molto esaudiente,ma è difficile trovare delle donne che hanno questi interessi, di scoprire la dominazione sopratutto mentale,che è quello che piace piu agli uomini,comunque
    complimenti per la pagina

    RispondiElimina