martedì 1 ottobre 2013

♥ Safe and Sound

Safe and Sound
di Syuzee (2013)

   “Syuzee, mani dietro la schiena!” ordinò Miss Alexa alla sua schiava trav, ammanettandole subito dopo i polsi allo schienale della sedia. Un rapido sguardo le assicurò che tutto era al suo posto: la ball gag era perfettamente allacciata, il torso dritto e strizzato dal bustino, gambe leggermente divaricate… si prese alcuni secondi per sistemare le balze delle autoreggenti della sua slave, passandosi involontariamente la lingua sulle labbra.

   La garza sterile appoggiata sul tavolino reggeva quattro strumenti di lucido metallo scintillante, quattro oggetti che sembravano partoriti da una mente aliena.

   Il primo era un piccolo e corto tubicino di metallo, leggermente corrugato, fissato per mezzo di una staffa ad un anello metallico. La sua funzione era facilmente intuibile: penetrare in uno degli orifizi della sua slave, un piccolo orifizio che normalmente non era fatto per essere penetrato… "come tutti gli altri, del resto," pensò sogghignando. Soppesò l’oggetto con la mente per alcuni istanti, poi lo scartò. Troppo piccolo, voleva iniziare con qualcosa di più sostanziale, che la sua slave avrebbe “sentito” di sicuro.

   Il secondo oggetto prometteva di essere più interessante. Era composto da una sorta di puntale arrotondato di circa 1 cm. di lunghezza, seguito da una fila di perle metalliche – una piccola, seguita da una grande, poi di nuovo piccola, e così via – dieci perle in totale, e poi un terminale (collegato dalla solita staffa al solito anello) impreziosito da una pietra bianca sul fondo. “Questo è proprio quel che ci vuole,” pensò Alexa, infilando i guanti sterili. Prese il flacone di lubrificante in una mano e l’oggetto – la sonda – nell’altra e si avvicinò sogghignante alla slave.

   “Ma guarda un po’, ti piace la situazione, eh?” commentò sarcastica, osservando un certo grado di erezione, ben evidente, nel pisello della slave, certamente un effetto dell’immobilizzazione. "Che gran porca," pensò. Tanto meglio: per quel che aveva in mente il pisello le serviva bello duro.

   Si inginocchiò davanti alle gambe semiaperte della slave, e lasciò gocciolare una dose generosa di lubrificante sulla lunghezza della sonda metallica. Subito dopo afferrò con vigore l’organo della sua slave, e con pochi, sapienti movimenti lo portò al giusto grado di durezza. Tenendolo saldo nel pugno, osservò il buchino roseo alla sua sommità aprirsi ed emettere una gocciolina di liquido perlaceo e vischioso, altro segnale di un’eccitazione ormai palese. Accostò la punta arrotondata della sonda sempre più vicino a quel tenero orifizio carnoso, mentre nel contempo il respiro della slave si faceva sempre più profondo.

   La punta del freddo metallo separò le piccole labbra rosee del buchino e iniziò a penetrare nella debole, cedevole carne. Lentamente il puntale lubrificato sparì all'interno dell’asta, mentre uno spasmo involontario percorreva il corpo di Syuzee. Poi fu la volta della prima sferetta, una di quelle piccole, che fece appena un po’ di resistenza prima di svanire anch'essa. Ora toccava ad una sfera di quelle grandi, e qui la cosa fu diversa. Il glande di Syuzee si rifiutò di ingoiare quell'oggetto freddo ed estraneo, opponendo una testarda resistenza.

   Alexa continuò a spingere, applicando una pressione ferma e costante sull'attrezzo, tanto che le labbra carnose che circondavano il buchetto si ripiegarono all'indietro, dilatandosi, per poi infine cedere allo spietato invasore con una specie di morbido contraccolpo e lasciarlo passare. La terza sferetta – di nuovo una di quelle piccole – oltrepassò la soglia in un lampo, la strada ormai aperta dalla sua sorella maggiore, e la quarta – grande – passò stavolta quasi senza opporre resistenza; la verga di carne era ormai vinta, violata, inesorabilmente deflorata.

   Alexa inserì al suo interno, lentamente, tutta la teoria di sfere piccole e grandi rimanenti, finché non fu il turno del terminale con il suo anello. Prima di passare all'ultima spinta si prese del tempo per osservare la sua slave. Il respiro era profondo e rapido e si poteva avvertire un leggero tremito in una gamba – l’inerme creatura era evidentemente ed inequivocabilmente sotto pressione – ma si poteva notare nel suo sguardo, reso muto dalla gag, un chiaro e preciso invito a proseguire.

   Il terminale, dello stesso diametro di una delle sfere grandi, iniziò a premere e premere, spinto alla sua base da un dito deciso e inguantato, e lentamente si fece strada anch'esso attraverso le tenere pareti di carne rosea, finché solo la pietra bianca rimase ad occhieggiare dal foro ormai chiuso.

   Aiutandosi con le dita Alexa fece scivolare l’anello di fermo a circondare la base del glande, bloccando la sonda al suo posto e imprigionando il membro della slave in una trappola inesorabile. Poi passò un dito su e giù lungo la base dell’asta, indovinando col tatto la serie di sfere e sferette che si celavano sotto la sua pelle liscia e tesa, indovinando il punto alla base dell'asta dove la sonda terminava, e strappando un gemito di piacere all'oggetto delle sue torture.

   Si rialzò, osservando soddisfatta un lavoro certamente ben fatto. Non riusciva a resistere a dare, ogni tanto, dei colpetti, delle spinte o delle giratine alla sonda, tanto era eccitante la vista del freddo e duro metallo annegato nella calda e morbida carne della sua slave. Particolarmente eccitante era spingere la pietra ben dentro il forellino, per vederla riemergere da sola poco dopo...

   Dopo un tempo che giudicò opportuno liberò il fermo ad anello lo agganciò con un dito, iniziando a tirare e ad estrarre la sonda, sfera dopo sfera, con un movimento fluido e lento, interrompendosi, invertendo la direzione e facendo entrare ed uscire la sonda più e più volte in un gioco perverso che faceva sobbalzare le sfere (e, di conseguenza, la slave) al ritmo del loro passaggio attraverso l'orifizio oramai non più stretto. I deboli mugugni che udiva provenire, semisoffocati, dalla gag le confermarono che dolore e piacere si stavano contendevano il possesso della della slave, e lei stessa ne poteva assaporare l'andamento sfiorando con le dita la base del palo di carne e sentendolo riempirsi e svuotarsi del duro metallo.

   Dopo l'ultima, finale estrazione osservò curiosa, meravigliata e trionfante il buchetto violato, rimasto ancora semiaperto dopo l’anormale intrusione, e si disse che “il ferro va battuto finché è caldo.”

   Prese il terzo oggetto dalla garza, una piccola, solida barra d’acciaio cromato del diametro di sei o sette millimetri, percorsa da piccoli intagli circolari ad intervalli regolari, e terminante con il consueto fermo ad anello.

   Un’altra dose di lubrificante e in un istante la barra iniziava a percorrere la via che era stata aperta dalla sua compagna, facendo sobbalzare Syuzee al passaggio di ogni intaglio. Stavolta l’inserzione fu regolare, fluida, quasi senza storia fino all'anello finale, il cui diametro leggermente inferiore rese l’operazione di bloccaggio un po’ più laboriosa.

   Con le nocche delle dita Alexa batté sull'uretra completamente riempita e tesa dal metallo, resa rigida da quell'insolito spiedo con cui aveva infilzato la parte più sensibile e intima della sua slave, e sorrise di compiacimento.

   Osservò di sfuggita la quarta sonda sulla garza, costituita da un puntale metallico cavo al termine di un piccolo tubo di gomma trasparente, e disse: “quella lì la mettiamo la prossima volta.” Già pregustando il momento in cui avrebbe potuto dolorosamente arrestare, con la semplice e leggera pressione di un dito, l’eiaculazione della sua slave…


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♥ Gozzilla e gozzillino

Gozzilla e gozzillino
di Syuzee (2013)

   Alexa amava variare il ritmo della sua cavalcata, renderlo imprevedibile, sinuoso, sussultante; e sapeva che la sua slave Syuzee amava essere cavalcata a quel modo. Il dildo agganciato al suo harness non era particolarmente grosso, giusto il necessario per “aprire” per bene la slave e prepararla per qualcosa di più consistente; però era lungo abbastanza per permetterle degli improvvisi affondi, veloci e prolungati, che strappavano invariabilmente un roco “ooooooh!” di meraviglia e godimento alla sua slave, sistemata convenientemente a quattro zampe davanti al suo pube che si muoveva avanti e indietro ormai da dieci minuti buoni.

   Quando non si produceva nei suoi eroici affondi, Alexa variava spinte lente e costanti, punteggiate dai sospiri profondi di Syuzee, a momenti di frenetiche e veloci pompate che producevano nella schiava un lamento spezzettato e singhiozzante.

   “Time has come” pensò Alexa, chissà perché, in inglese. Dopo un’ultima potente spinta si apprestò a svellere lo strumento dal corpo voglioso della slave. Syuzee ormai aveva acquisito uno speciale senso per lo strap-on della sua domina e indovinò subito le sue intenzioni, così che l’ultimo rantolo di godimento si spense in un piccolo lamento di delusione e sconforto. “Piccola viziosa, non ne ha mai abbastanza,” pensò Alexa con una smorfia ironica.

   “Che ne dici Syuzee, proviamo con gozzillino?” domandò retoricamente la Mistress, accennando ad un mostruoso fallo rosa che svettava maestoso sul tavolino lì accanto. Come il soprannome lasciava intuire, si trattava di un arnese gommoso di dimensioni preistoriche, della lunghezza di una bottiglia d’acqua e grosso come un mattarello. “Oh sì, Ale, ti prego!” fu la risposta spudorata della slave.

   Un’Alexa sogghignante smontò il dildo dall'harness, apprestandosi a sostituirlo con il suo fratello maggiore; l’operazione si rivelò un po’ difficoltosa a per via delle notevoli dimensioni dell’oggetto. E non si trattava nemmeno del pezzo più grosso in arsenale, esisteva infatti un attrezzo ancora più impressionante, scherzosamente  soprannominato gozzilla: un obelisco di gomma di un color rosa cupo, quasi beige, lungo come il precedente ma della grossezza di un piccolo pugno.

   Reggendo il pesante arnese di gomma con una mano, con l’altra la Mistress lo ricoprì meticolosamente con uno spesso e indispensabile strato  di lubrificante; lo puntò poi con decisione in direzione del sedere inerme della slave, il cui roseo sfintere rimasto ben dilatato pulsava ancora, quasi come un richiamo, per via del precedente assalto.

   Poggiò la punta del rettile sul morbido buco della slave, e con una leggera spinta delle reni affondò in un solo, plastico movimento l’intera cappella all'interno; poi iniziò a spingere con un movimento molto lento ma estremamente determinato.

   La resistenza del corpo della sua ansimante slave al pur lento inserimento di quel calibro fuori misura rendeva la pressione della base del dildo contro il suo pube estremamente piacevole.

   A tempo debito un aumento di quella stessa pressione le indicò chiaramente che il dildo era giunto a "fine corsa", alla fine del retto, e che la testa si era fermata contro la prima ansa dell’intestino. Si soffermò un istante, assaporando il momento e lasciandolo assaporare alla sua impalata compagna; poi retrocesse lentamente per pochi centimetri, per avanzare nuovamente con cautela subito dopo, come a prendere le misure.

   Era il momento più importante: la punta del dildo premeva in un punto delicatissimo del ventre della slave, una spinta leggermente (e pericolosamente) più forte le avrebbe procurato un dolore lancinante e forse qualche danno, ma lei sapeva bene come superare l’impasse. Afferrò con la mano la metà di gozzillino che fuoriusciva dal corpo di Syuzee e iniziò a farlo ruotare lentamente sul suo asse un po’ a destra e un po’ a sinistra.

   Il movimento ebbe l’effetto sperato, facendo insinuare lentamente la morbida testa del dildo sempre più in profondità, adattando e allargando la piega dell’intestino e raddrizzandola, finché il tubo delicato e carnoso si trasformò da una “L” che era in origine in una perfetta e accogliente “I”; l’evento fu sottolineato da un cedimento morbido e improvviso, che permise a gozzillino di procedere nuovamente per un lungo tratto.

   Sempre muovendosi lentamente, fermandosi a momenti, lasciandosi guidare dai respiri della sissy e dai movimenti del suo corpo, Alexa riuscì infine ad inserire completamente l’oggetto nella sua slave, facendo combaciare i grossi testicoli riprodotti nella gomma rosa con quelli ben più piccoli e pallidi di Syuzee; un inesprimibile senso di trionfo si impadronì delle due creature, allacciate in quel modo così profondo e perverso.

   Alexa allungò una mano sul basso ventre di Syuzee, infilandola sotto il corsetto e cercando tastoni un punto ben preciso; lo trovò e, premendolo delicatamente, riuscì ad avvertire la testa del grosso dildo che spingeva dall'interno sulla parete addominale! Quello stesso dildo che aveva raddrizzato i visceri della sua slave e la cui opposta estremità era saldamente connessa al suo osso pubico... con le dita poggiate sul ventre della slave poteva avvertire ogni minuscolo movimento, ogni minimo fremito che il suo pube impartiva al palo di gomma, e tutto questo dall'interno del corpo di Syuzee! La sensazione era strana, incredibilmente intima ed eccitante…

   Lentamente, sapientemente, iniziò un movimento alternato, aumentando gradatamente l’ampiezza delle oscillazioni fino a che la sua slave e il suo intestino ormai perfettamente diritto non furono in grado di ricevere l’intero gozzillino con un unico, armonioso, fluido movimento dalla punta della cappella alla base dei testicoli e ritorno, più e più volte, ogni volta facendo emettere alla slave un lungo, rauco lamento e un segreto, inconfessabile desiderio: "ancora! ancora!"

   L’ultima estrazione (salutata dalla solita manifestazione di disappunto della sua insolente slave – ah, se l’avrebbe pagata!) rivelò la presenza sul dildo di un sottilissimo, impercettibile filo rosso – una minuscola "perdita", del tutto normale data la sollecitazione decisamente insolita a cui i visceri della troietta erano stati sottoposti.

   Pur avendo lavorato la sissy ben in profondità gozzillino era anche abbastanza pulito, fatto spiegabile dalla minuziosa pulizia preparatoria a cui la zoccoletta si era sottoposta. Le piacevano le sissy perfettamente pulite, dentro e fuori.

   E poi la sua mano si allungò finalmente ad afferrare gozzilla.


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Aesopus celebres nuptias furis prope incolentis vidit


   Esopo assistette alle nozze solenni di un ladro che gli abitava vicino. Parenti e amici accorsero da ogni parte e facevano festa. Tutta la casa risuonava di canti. Esopo invece, preso da grande preoccupazione, subito cominciò a narrare:
   "Una volta il Sole desiderava sposarsi, e perciò le rane sollevarono un grande schiamazzo fino alle stelle. Giove, fortemente turbato dal tumulto delle rane, chiese il motivo della lagnanza. Allora un'abitatrice dello stagno rispose:
   'Ora un solo Sole', disse, 'prosciuga tutti i laghi e costringe le misere rane a trasferirsi o a soccombere alla morte nell'aridità. Che cosa avverrà dunque se metterà al mondo il di anche dei figli?'"

Meditate gente, meditate.