lunedì 21 febbraio 2011

♥ Racconto n. 4 - His mom's clothes


Come per A Sissy Enslaved, anche il racconto qui di seguito non è mio ed è uno dei primi in cui mi sono imbattuta nel corso della mia "carriera". E' forse un po' meno "raffinato" dell'altro, e ugualmente naif, ma l'ho sempre trovato molto erotico. Inoltre per certi versi mi ricorda alcune (ahem!) esperienze di gioventù, legate soprattutto ai primi "esperimenti" di crossdressing.
L'autrice, TV Kristy, mi è completamente sconosciuta.

Nei panni di sua madre
di TV Kristy
(His mom's clothes, trad. dall’inglese di Syuzee, 2011)
Si chiamava Jeff. Ci siamo conosciuti diversi anni fa, quando si era appena trasferito nel mio quartiere. Io avevo diciotto anni, e lui diciannove; non era proprio un manico, ma nemmeno uno sfigato come me. Era più alto di me di venti centimetri buoni, e mi sorpassava nel peso di almeno quindici chili; per lui io rappresentavo più una specie di palla al piede che un vero e proprio amico.

Ho sempre avuto amici più grandi di me, sono sempre stato una specie di gregario; credo che il motivo per cui lui mi permetteva di girargli intorno era che io ero l’unico ragazzo del quartiere ad avere pressappoco la sua età. Dopo circa un mese che eravamo amici iniziammo a sperimentare alcuni giochetti sessuali.

Suo padre faceva il rappresentante, e per lavoro era spesso costretto a stare lontano da casa per intere settimane, mentre sua madre faceva il turno serale quindi Jeff restava a casa da solo da quando uscivamo di scuola fino a quando sua mamma rientrava a casa, verso le 23.

Di solito lo andavo a trovare dopo cena, e restavo li fino all’ora di andare a dormire. Fu proprio in una di quelle sere che Jeff tirò fuori alcuni dei Playboy di suo padre, e ci sedemmo a guardarli insieme. Il suo modo di fare molto disinvolto e naturale mi fece sentire a mio agio e quasi automaticamente finimmo per masturbarci insieme per il resto della sera.

Una volta, mentre eravamo nel mezzo di una “masturbazione di gruppo”, lui mi si avvicinò all’improvviso e senza dire altro sostituì le sue mani alle mie, afferrandomi l’uccello e iniziando a massaggiarlo lentamente.

Gli lanciai uno sguardo stupito, ma in tutta risposta mi sentii dire: «tu vai troppo veloce, ora ti faccio vedere come si fa.» Le sue mani erano più grandi delle mie e un poco più ruvide, e la sensazione fu subito molto diversa. Lui non mi massaggiava il cazzo con colpi brevi e veloci come facevo io, ma bensì con delle mosse lunghe, lente e potenti.

Quella volta non ebbi uno dei miei soliti orgasmi brevi e frettolosi: Jeff mi lavorò il cazzo lentamente e con pazienza, fino a farmi godere in maniera profonda e lunghissima. Man mano che lui mi portava sempre più vicino all’apice io mugolavo e mi dimenavo con intensità crescente; allo stesso tempo lo guardavo supplicante, e lui mi restituiva uno sguardo forte e autoritario, come se mi avesse in suo completo potere. E la cosa più strana era che mi piaceva!

Mi piaceva moltissimo cedere il controllo del mio corpo a lui, perché sapevo che mi avrebbe fatto godere solo quando sarebbe stato il momento giusto! Mentre mi avvicinavo sempre di più al momento fatidico lui aumentò il ritmo, e iniziò a sussurrarmi cose del tipo «forza, sborra! Voglio che vieni adesso, che spari tutta la sborra che hai!» Mi piacevano i suoi incoraggiamenti, e ci tenevo moltissimo a farne tanta perché lui poi fosse orgoglioso di me.

Quando sborrai mi sembrò come se ne uscisse un litro. Jeff puntò il mio cazzo di modo che i quattro o cinque potenti getti che schizzai mi colpissero il viso e il torace. In quel momento mi resi conto che adesso le cose tra di noi erano cambiate: non eravamo più due ragazzi che si masturbavano insieme, avevamo iniziato ad esplorare la sessualità gay.

Per tutte le sere delle due settimane successive facemmo un sacco di “esperimenti” sessuali a casa sua. Ci masturbavamo a vicenda fino ad avere degli orgasmi squassanti. Mi sembrava che a lui piacesse molto di più far godere me che non io far godere lui; lui controllava il ritmo e mi teneva sulla corda finché gli pareva, dopo di che mi faceva sborrare con un orgasmo devastante.

Quando invece io lo facevo a lui, era più come se eseguissi i suoi comandi: lui mi diceva quanto veloce dovevo andare, e quando farlo godere. Sembrava proprio che non fosse la prima volta che faceva cose di questo tipo, mentre invece per me lo era di certo.

E infatti una sera mi raccontò che nel suo vecchio quartiere aveva avuto un amico con cui aveva sperimentato giochini sessuali per molto tempo. Jeff mi rivelò di essere bisessuale, e che gli piaceva andare sia con i maschi che con le femmine. Mi disse anche che con Sandy, la sua attuale fidanzata, faceva sesso già da un po’ ma che a lei non piaceva provare cose nuove, e che addirittura si rifiutava di fare sesso orale perché sosteneva che non gli piaceva per nulla.

«Forse potresti essere tu la mia fidanzata» mi disse, arruffandomi scherzosamente i capelli. Il modo in cui, dopo, si mise a ridere mi rassicurò; «sta solo scherzando» mi ripetei, e non ci misi più la mente sopra. Ma conservai una specie di strana sensazione a riguardo, come se un giorno non troppo lontano avrei scoperto le sue vere intenzioni.

Qualche tempo dopo, un venerdì sera, ero di nuovo a casa di Jeff. Entrambi i suoi genitori erano via per la notte, e i miei mi avevano dato il permesso di stare a dormire da lui. Visto che eravamo più liberi, Jeff propose di “saccheggiare” il mobile bar di suo padre, e ci bevemmo diversi bicchieri whiskey & coca.

Io non ero molto abituato a bere, e infatti l’alcol mi diede subito alla testa; Jeff, al contrario, lo reggeva benissimo e sembrava fresco come una rosa. Prendemmo i Playboy del padre e iniziammo subito a masturbarci. Il drink aveva avuto lo strano effetto di rendermi ancora più eccitato del solito; quasi subito Jeff mi sollevò di peso, e mi fece sedere sul divano. La testa mi girava, e lui mi faceva muovere come se fossi stato una bambola di pezza, totalmente inerte.

Tirò fuori il suo uccello, e io iniziai a menarglielo; il fatto che lui fosse lì in piedi davanti me, sovrastandomi, mi faceva sentire molto passivo. Cercai goffamente di sollevarmi un poco per massaggiarglielo meglio, ma ero così brillo che scivolai in avanti e finii con il viso vicinissimo al suo cazzo. E fu allora che successe.

Accadde tutto così velocemente che non ebbi il tempo di pensare: in un lampo Jeff mi afferrò la nuca con una mano, mentre con l’altra avvicinò il suo cazzo alla mia bocca. Pensai subito che avesse male interpretato la mia goffa mossa, e il mio debole «no» di protesta ebbe solo l’effetto di aiutarlo a penetrarmi meglio la bocca, dato che la vocale finale aveva trasformato le mie labbra in un cerchio perfetto.

Cercai di ribellarmi ma senza troppa convinzione, dato che ormai il suo uccello era saldamente nella mia bocca. Mentre una mano mi serrava con forza la nuca in modo da non far scappare fuori il suo arnese, l’altra afferrò una ciocca dei miei capelli e iniziò a farmi muovere la testa avanti e indietro, facendomi percorrere il suo cazzo con le labbra.

Credo che fosse talmente eccitato da non accorgersi nemmeno che mi stava stuprando la bocca. Alla fine, il suo continuo mormorio di incoraggiamento mi fece capitolare: «oh tesoro, la tua bocca è così calda, le tue labbra sono così morbide… succhi il cazzo come una vera ragazza!» Credo che fu proprio l’ultima frase, «succhi il cazzo come una vera ragazza,» quella che mi fece eccitare di più.

Iniziai a vedermi veramente come se fossi la sua ragazza, e a sognare di assumere il ruolo passivo in quella relazione. Desideravo che lui fosse fiero di me, e volevo dargli piacere. Quando fu vicino all’orgasmo lasciò finalmente la presa sulla mia testa, permettendomi di terminare l’opera da solo. Si sdraiò e chiuse gli occhi; afferrai la base del suo cazzo con una mano, feci presa con l’altra dietro le sue natiche, e mi gettai letteralmente con la bocca sul suo uccello.

Lo facevo andare su e giù nella mia bocca come il pistone di un’auto da corsa finchè lui, emettendo il gemito conclusivo, mi afferrò saldamente la testa e vi sprofondò tutto il suo pezzo di carne, iniziando contemporaneamente a sborrare. Credo che il suo cazzo fosse piantato così profondamente dentro la mia gola che non avevo neppure bisogno di ingoiare; però iniziava a mancarmi il respiro, e avvertivo il crescente riflesso meccanico di vomitare.

Mi liberò giusto un istante prima che svenissi. Allora mi afferrai istintivamente l’uccello e iniziai a scuoterlo, e venni dopo appena due o tre colpi; fu la sborrata più massiccia della mia vita, e mi schizzò quasi tutta sul ventre e sul viso. A differenza di Jeff, il mio orgasmo non fu accompagnato da un basso mugolio ma da un lamento acuto, in falsetto.

Jeff mi guardò; ero coperto del mio stesso sperma e con gocce del suo ancora sulle mie labbra, tremante per il quasi svenimento e il contemporaneo orgasmo. Lui passò una mano gentile tra i miei capelli e mormorò «sei davvero una brava ragazza.»

Da quel giorno in poi diventai la “metà passiva” della relazione con Jeff. Quasi tutti i giorni, dopo la scuola, gli regalavo un bel pompino, masturbandomi mentre gli succhiavo il cazzo oppure dopo averlo fatto sborrare nella mia bocca. Sembrava proprio che gli piacesse un mondo vedermi scuotere il pisello come un pazzo fino a sborrarmi addosso; e questa cosa mi eccitava da morire.

Un giorno, ispezionando il cassetto in cui suo padre teneva le riviste, saltarono fuori alcuni giornaletti pornografici. Questi giornaletti contenevano foto decisamente più esplicite dei Playboy: sesso spinto, anche orale, e uno in particolare dedicato solo a quello anale. Jeff non riusciva a staccare gli occhi da una rivista di bondage.

La rivista era piena di immagini di donne legate a delle sedie, incaprettate, immobilizzate e sospese al soffitto. Giunta l’ora del pompino quotidiano, Jeff si tolse la cintura dei pantaloni e prima che me ne rendessi conto mi aveva fatto inginocchiare con le braccia legate dietro la schiena, fissate ad una colonna che si trovava nella taverna di casa sua.

In quella posizione la mia bocca si veniva a trovare proprio all’altezza giusta perché Jeff la potesse usare, cosa che a lui piaceva parecchio fare. Io invece adoravo il modo in cui il semplice atto di succhiarglielo mi faceva sentire passivo, umiliato e - proprio per questo - anche eccitato.

Osservando Jeff potevo dedurre che anche per lui era tremendamente eccitante vedermi immobilizzato e impotente, lo capivo dal modo in cui mi guardava mentre mi faceva succhiare lentamente il cazzo. Quando la sua cappella raggiungeva il fondo della mia gola il riflesso istintivo mi faceva dimenare nella mia legatura, e siccome mi ero accorto che questa cosa lo faceva eccitare ancora di più, iniziai a giocare un po’ facendo la parte della vittima legata e inerme.

Iniziai a frignottare e mugolare mentre mi costringeva a succhiarlo, continuando a dimenarmi. Jeff iniziò ad usare un tono dominante con me, chiamandomi la sua «piccola troia pompinara» e «frocetta ciucciacazzi.» Quando fu vicino ad eiaculare, si afferrò saldamente alla colonna dietro di me e mi obbligò ad affondare la testa nel suo inguine, di modo che il suo intero cazzo fosse dentro di me. La sensazione di essere lì, legata e senza alcuna possibilità se non dover ingoiare tutto il suo sperma fu fantastica.

Nelle settimane successive sperimentammo il bondage sotto varie forme, ed entrambi ci trovammo soddisfatti dei nostri ruoli. La cosa più eccitante della mia relazione con Jeff accadde una mattina che non c’era scuola e sua mamma era via. Lui era seduto sul pavimento della taverna, leggendo una delle riviste di suo padre, mentre io come al solito avevo la testa fra le sue gambe e il suo cazzo in bocca.

Ad un tratto mi disse di fermarmi, e nella sua espressione c’era un che di divertito. Gli chiesi: «che c’è, Jeff?» lui guardò verso la lavanderia, dove c’erano alcune ceste di vestiti in attesa di essere stirati. «Se dobbiamo farlo, allora facciamolo bene!» disse con un tono di voce alto e dominante, mentre si dirigeva verso le ceste.

Iniziò a frugare tra i vestiti di sua mamma, mettendone da parte alcuni. «Mettiti su questi,» disse, «devo recuperare qualcos’altro. Sarò di ritorno tra un minuto.» Mi avvicinai al mucchietto di indumenti per vedere cosa aveva scelto per me. Vidi un reggiseno, mutandine, collant e un vestito. Ciò che più mi fece meravigliare fu il fatto di non aver esitato nemmeno un istante al pensiero di indossare i vestiti di sua madre.

Presi dal mucchio un paio di mutandine di raso, nere, e le indossai proprio mentre Jeff stava tornando. Presi il reggiseno coordinato e lo misi attorno al busto con la chiusura sul davanti, e dopo averlo allacciato lo feci ruotare nella posizione corretta facendo passare le braccia nelle spalline, proprio come avevo visto fare a mia sorella un milione di volte. Quando ero piccolo mi piaceva intrufolarmi in camera sua mentre lei si stava vestendo.

La sensazione indossare gli slip, di farvi passare attraverso le gambe e poi tirarli su fu fantastica. E trovai molto erotico anche l’indossare i collant color nudo e sentire l’effetto del nylon sulla pelle. Presi dunque il vestito, ne aprii la cerniera lampo e lo indossai lentamente, infilando le braccia nelle lunghe maniche. Era un vestito di satin color malva, che la madre di Jeff a volte indossava quando usciva con il marito il sabato sera.

Sentii l’abbraccio del vestito stringersi attorno a me, era Jeff che stava tirando su la cerniera lampo; «niente male, tesoro» mi disse dandomi contemporaneamente una sculacciata sul sedere. «Ecco, mettiti queste» disse, porgendomi un paio delle scarpe di sua mamma. Erano un paio di sandali con tacco a spillo dello stesso colore del vestito; mentre le indossavo, non potei fare a meno di notare l’effetto erotico delle mie gambe velate dal nylon delle calze (per fortuna i miei peli, radi e biondi, non si notavano molto).

Appena infilai l’ultima scarpa seniti Jeff afferrarmi i capelli e fermarli in una coda di cavallo con un fermacapelli di satin, sempre in tinta col vestito. Fu proprio allora che mi vidi per la prima volta nello specchio che si trovava dietro il mobile bar. Rimasi un po’ scioccato dall’aria sexy che emanavo. La mamma di Jeff non era tanto alta e quindi i suoi vestiti mi stavano a pennello; non sembravo proprio una donna al 100%, ma piuttosto un giovane ragazzo effeminato con un vestito sexy. E mentre mi osservavo allo specchio, sentii il mio cazzo, avvolto nelle mutande di raso, iniziare a gonfiarsi per l’eccitazione.

Ma prima che potessi anche solo iniziare ad assaporare questa nuova sensazione la mano di Jeff mi spinse verso uno sgabello alto. «Non abbiamo ancora finito, tesoro» disse Jeff, afferrando qualcosa da un sacchetto che aveva portato con se. Erano un paio di manette e alcuni pezzi di corda di nylon; evidentemente i suoi genitori stavano sperimentando qualche giochetto di bondage.

In breve tempo Jeff mi immobilizzò quasi a 90°, con l’inguine sopra lo sgabello e le gambe divaricate, i piedi che quasi non toccavano terra. Le braccia, legate in alto alla colonna della taverna, mi costringevano a tenere la schiena inarcata; iniziai a domandarmi come avrei potuto succhiargli il cazzo con la testa così sollevata.

Gettando uno sguardo sul pavimento, notai il giornaletto che quella mattina Jeff stava guardando mentre glielo succhiavo. Non era la solita rivista di bondage da cui gli piaceva trarre ispirazione, era quello pieno di fotografie di sesso anale! Jeff stava per scoparmi il culo mentre io ero immobilizzata e vestita con gli abiti di sua madre!! Proprio come una di quelle ragazze nella rivista, il cui culo veniva pesantemente sfondato da ragazzi muscolosi!!!

Cercai di protestare, ma non appena provai ad aprire bocca venni ridotta al silenzio da una ball gag rossa, che mi fu subito legata saldamente alla nuca. Vedendo i miei sguardi diretti al giornalino, Jeff capì che avevo capito realizzato che lui aveva in mente. «Avevo previsto che ti saresti ribellata, ecco perché come prima cosa ti ho legata» disse, mentre mi sollevava il vestito e iniziava a sculacciarmi.

Ero completamente immobilizzata e solo con uno sforzo enorme potevo muovermi di uno o due centimetri e non di più; dovetti dunque subire, impotente, una ventina delle sue sculacciate. E non erano certo carezze: Jeff sollevava la sua mano più in alto possibile, e poi la calava più forte che poteva sul mio sedere velato dal nylon. Quando alla fine smise di colpirmi io stavo piangendo e singhiozzando senza ritegno, in attesa che il dolore si attenuasse.

«Ho pensato che il tuo culo avesse bisogno di essere riscaldato un po’ prima che te lo scopassi, tesoro» disse Jeff, abbassando collant e le mutandine e mettendo a nudo il mio sedere ben rosso. Dal sacchetto estrasse un barattolo di vaselina con cui iniziò a lubrificare il suo cazzo, per poi passare al mio buchino che ricevette lo stesso trattamento grazie a due dita unte e scivolose.

Con mia sorpresa, Jeff non mi penetrò rudemente, per farsi una rapida e selvaggia scopata come mi aspettavo. Al contrario, appoggiò il suo cazzo sul mio buchino ancora vergine, e lo penetrò con la punta solo per uno o due centimetri prima di ritirarsi, ripetendo l’operazione in maniera ritmica. Mentre si muoveva in questo modo, mi accarezzava le gambe avvolte dal nylon e mi diceva, con un sussurro all’orecchio, come lo stessi facendo eccitare e come mi trovasse una ragazza veramente sexy. Adoravo questo trattamento…

Jeff andò avanti così per circa cinque minuti, finché non mi sentii completamente rilassata; a questo punto spinse con decisione la cappella del suo cazzo attraverso l’anello del mio sedere. Avvertii una fitta, ma una volta che il suo palo di carne ebbe attraversato il mio sfintere il dolore iniziò a placarsi, ed iniziai a provare uno strano senso di piacere. Non so perché, ma il semplice fatto di avere il mio culo riempito dalla sua carne mi faceva sentire soddisfatto e mi eccitava, tanto che il mio cazzo cominciò a gonfiarsi.

Quando la sua asta fu dentro fino in fondo Jeff appoggiò il suo torace alla mia schiena e, continuando ad accarezzarmi le gambe con una mano, infilò l’altra dentro il vestito cercando – e trovando – uno dei miei capezzoli rivestiti dal raso del reggiseno, che iniziò a pizzicare e stuzzicare. Mordicchiandomi il lobo dell’orecchio Jeff continuò a parlarmi dolcemente, domandandomi se mi piaceva essere la sua fidanzata e dichiarando che adesso ero la sua ragazza, perché era stato lui a prendersi la mia verginità anale… E, mentre lui mi introduceva a questo nuovo aspetto della mia sessualità, tutto quello che potevo fare era di lasciar sfuggire dei mugolii attraverso la ball gag...

Vestito com’ero, e nella posizione in cui mi aveva vincolato, iniziai a pensare che non si trattava più di una cosa puramente sessuale: stavo iniziando ad innamorarmi di Jeff. Mi aveva insegnato e mostrato così tante cose (che nemmeno io conoscevo) di me che mi sentivo profondamente in debito verso di lui. Volevo donarmi completamente a lui. Non avrei mai detto di no a nessuno dei suoi desideri.

Lui fece uscire quasi tutto il suo meraviglioso cazzo fuori dal mio corpo, ma prima che potessi lamentare la sua assenza me lo rinfilò dentro. Provavo ancora un po’ di dolore quando passava attraverso lo sfintere, ma dopo poco Jeff aumentò il ritmo delle sue spinte e io iniziai a sentire che il mio buchetto si dilatava confortevolmente.

Fu allora che cominciai veramente a sentire il piacere di essere scopata. Mi misi a mugolare e ad agitarmi nei miei legacci con eccitazione sempre crescente. Jeff si accorse di ciò e aumentò la velocità ancora di più. Mi prese per i fianchi e iniziò a darmelo di santa ragione. Il suo cazzo che andava dentro e fuori dal mio buchetto e il mio uccello, velato dal raso delle mutandine, che si sfregava sul cuscino dello sgabello mi davano delle sensazioni pazzesche.

Jeff stava facendo in modo di farmi venire sfregandomi apposta contro il cuscino. Potevo sentire l’orgasmo crescere lentamente dentro di me. Non era assolutamente come le volte in cui ci masturbavamo; non proveniva solo dal mio inguine. Lo potevo sentire in tutto il mio corpo. Veniva dal mio culo, dai miei testicoli, dal mio uccello e da ogni centimetro della mia pelle avvolta nel satin.

Anche Jeff era ormai prossimo ad eiaculare, e preso dalla frenesia mi afferrò una spalla mentre con l’altra mano catturò saldamente la mia coda di cavallo. La sua mano sulla spalla mi costringeva ad indietreggiare proprio mentre il suo cazzo affondava dentro di me. Dopo un poderoso ultimo affondo Jeff lasciò uscire un forte mugolìo, tirando nel contempo i miei capelli con forza una volta di più.

Lo strattone ai capelli mi fece tirare indietro la testa, obbligandomi ad inarcare la schiena in maniera molto sexy e femminile. Nella nuova posizione il mio uccello sfregava per tutta la sua lunghezza sul cuscino dello sgabello, e questo mi portò immediatamente ad eiaculare in lunghi, lenti schizzi che mi tolsero il fiato.

Mentre sentivo la sua sborra invadermi il culo potevo sentire la mia riempire le mutande e creare una gigantesca, calda chiazza sul davanti del mio vestito. Lasciai uscire un gridolino e un ultimo mugolìo mentre l’ultimo schizzo mi colava tra le cosce.

Jeff era talmente eccitato che continuava a scoparmi il culo anche se era ormai pieno e gocciolante del suo sperma. Mentre lui continuava a tirarmi per i capelli io emersi dalle ondate di piacere che mi avevano attraversato il corpo, e finalmente riaprii gli occhi. Fu allora che la vidi. La madre di Jeff era sulla soglia della porta della taverna.

Coprendo la bocca con le mani in un istintivo gesto di sgomento, lei emise un forte gemito: «oh mio dio!» Io ero lì, vestita coi suoi abiti, con una macchia di sperma che si allargava sul davanti mentre suo figlio, così eccitato da non aver neppure sentito il suo gemito, continuava freneticamente a scoparmi il culo. Mentre ci guardavamo, vidi un’espressione inorridita disegnarsi sul suo viso; capii subito che lei mi considerava un pervertito, per il modo in cui ero vestito e per quello che mi ero lasciato fare.

Ma io dentro di me sapevo che quella non sarebbe stata l’ultima volta in cui mi sarei travestito e che mi sarei concesso ad un uomo in quel modo . Sapevo di aver finalmente trovato uno scopo nella vita, dare piacere agli uomini, e nello stesso tempo a me stesso.