giovedì 23 dicembre 2010

♥ Racconto n. 2 - A Sissy Enslaved


Il racconto che segue non è mio. E' di una transgender canadese che, intorno agli anni '90, si faceva chiamare Tanya Sissypus e ha seminato in giro per il web diverse storie (in inglese) a sfondo transgender. A Sissy Enslaved, scritto probabilmente nel 1998, fu uno dei primi racconti TG che ebbi la fortuna di leggere, e ancora oggi rimane di gran lunga quello più eccitante e a cui mi sento più legata. Ovviamente si tratta di un'opera di fantasia, che in molti punti è così naif da necessitare di una buona dose della cosiddetta "sospensione della credulità".

Molti anni fa ebbi l'onore di avere un breve scambio di email con Tanya, durante il quale lei mi diede il permesso di tradurre questa storia (ed un'altra, intitolata Meeting My Master, che ne rappresentava il seguito ideale ma che sfortunatamente è andata perduta durante il crash di un hard disk) in italiano. Ho tenuto per me questo lavoro fino ad oggi; ma adesso l'ho rivisto, corretto ed eccolo qui per voi.

La traduzione non è esattamente letterale, dato che molte espressioni inglesi non suonano comunque bene in italiano e risultano troppo identificabili; in diversi casi ho dovuto quindi "interpretare" il pensiero dell'autrice (e chi meglio di me ;o), e spero di aver fatto un buon lavoro. Se non altro ho reso onore allo spirito del racconto.

Indimenticabili sono per me - oltre alle parole d'inizio - i commenti finali che Tanya aggiungeva a tutti i suoi racconti, che riporto in lingua originale. Sfortunatamente da allora Tanya sembra essere sparita dal web, e questa è davvero una grandissima perdita.

Aggiunta del 14/06/2011: qualcuno di voi mi ha chiesto di leggere questa storia nell'originale inglese. La trovate qui. Nel caso il link non dovesse più essere attivo, chiedetemi il testo per email e ve la manderò.

Una sissy in schiavitù
di Tanya Sissipus, 1998

(A Sissy Enslaved, trad. dall’inglese di Syuzee, 2010)

As I stepped into the department store…

Mentre mettevo piede nel grande magazzino cercai di dominare l’impulso di voltare a sinistra, verso il reparto hi-fi ed elettronica, e invece presi a destra, addentrandomi nel misterioso mondo dell’abbigliamento intimo femminile. Cercai di assumere un’aria disinvolta per nascondere il fatto di sentirmi a disagio; per fortuna a quell’ora della mattina non c’erano ancora troppe clienti. Ero al mio terzo tentativo, e stavolta mi ero ripromesso di non essere il solito vigliacco.

Sapevo bene cosa stavo cercando, ma non avevo idea di dove trovarlo e ed ero troppo nervoso per chiedere informazioni. Iniziai dunque a vagare tra le corsie del reparto lingerie tentando, in verità con poco successo, di non sembrare imbarazzato. Dovunque posavo lo sguardo vedevo veri e propri capolavori di pizzo e seta. Non si trattava di quei reggiseni semplici e magari un po’ retrò o di quelle mutandine a poco prezzo che si possono trovare nella maggior parte dei supermarket: era un reparto lingerie d’alta classe, provvisto di ogni ben di dio, comprese calze e reggicalze raffinate, e i babydoll più eleganti che avessi mai visto.

Individuai lo scaffale che stavo cercando solo al terzo passaggio, era - ovviamente - nascosto dietro un angolo. In un istante il mio imbarazzo svanì d’incanto, sostituito da una violenta smania. Scelsi accuratamente tre paia di mutandine della mia taglia, eleganti e con motivi floreali, e le portai alla cassa tutto soddisfatto.

Una commessa di mezza età, elegante e curata, sorrise e mi comunicò il totale: “Sono 40 Euro," disse. "Le faccio un pacchetto?"

In passato avevo limitato i miei acquisti al periodo natalizio, in modo da giustificarli come regali per la mia “fidanzata”, e quindi evitare situazioni imbarazzanti. Questo stratagemma aveva però limitato notevolmente l’estensione della mia collezione, e quindi stavolta avevo giurato a me stesso che sarebbe andata diversamente e che avrei vinto la mia vergogna… Quelle mutandine sarebbero state mie, avevo preso questa decisione nel preciso istante in cui le avevo viste. Ma tra il dire e il fare… non riuscii a mettere insieme il coraggio sufficiente, e alla fine accettai la proposta del pacchetto regalo, maledicendo mentalmente la mia codardia.

Se anche la commessa aveva sospettato qualcosa fu abbastanza gentile da non darlo a vedere. "La sua fidanzata le adorerà," mi assicurò. "Sono molto richieste."

Io arrossii, la ringraziai educatamente e mi scaraventai fuori dal negozio. Non appena giunto a distanza di sicurezza, crollai su una panchina del centro commerciale e scoppiai a ridere. Ce l’avevo fatta! L’avevo fatto davvero!

Ora che era tutto passato potevo sentire sentii un flusso pazzesco di adrenalina scorrermi nelle vene; mi spingeva a fare qualcosa che non avevo mai osato prima. Corsi verso la toilette, mi chiusi a chiave, tolsi i jeans e scambiai i miei slip con un paio delle nuove mutandine appena comprate.

"Ohhh, ssssiiiì!" Sospirando, mi accarezzai l’uccello attraverso il raso, godendomi la sensazione che il serico tessuto dava alle mie dita… Il paio che avevo indossato era color rosa pesca, con elaborate decorazioni floreali rosse e gialle. Era così meraviglioso e sexy che desiderai di poter restare li ad accarezzarmi per sempre. Alla fine però dovetti tornare alla realtà e, ricacciando a stento la cappella del mio cazzo gonfio di eccitazione sotto l’elastico delle mutandine, mi infilai i jeans e uscii dalla toilette.

"Oh, mi scusi!" dissi, quasi andando a sbattere contro un imponente e maturo gentiluomo, che dovette fare un passo indietro per permettermi di uscire dalla toilette. Notai, mentre passavo, che era alto, moro e sulla quarantina. Irrazionalmente ebbi un po’ paura che potesse notare la sagoma delle mutandine al di sotto dei jeans, ma ero troppo eccitato perché la cosa mi importasse realmente. Mi sentivo abbastanza sicuro di me, ma ebbi un sussulto di panico quando avvertii la sua mano posarsi sulla mia spalla. “Ehi!” Voltandomi di scatto, lo respinsi con violenza e arretrai d’istinto.

"Volevo solo darti queste," sorrise. "Le hai dimenticate nella toilette."

Prendendo il sacchetto dalla sua mano, maledissi silenziosamente la mia stupidità. Avevo dimenticato le mie nuove mutandine sul pavimento, dopo tutta la fatica che avevo fatto per averle. "Ah, grazie," sorrisi a mia volta. "La mia ragazza mi avrebbe ucciso se le avessi perse."

"Nessun problema." Con un sorriso mi porse la mano, per dimostrarmi che non si era offeso per il mio gesto. Gliela strinsi, sentendomi un po’ in colpa per averlo maltrattato ingiustamente, e non potei non notare la sua forte presa. Sperai che non si accorgesse di quanto era sudata la mia mano… "Grazie ancora." Lui annuì, e si diresse verso la toilette.

* * *

Dopo questa disavventura, passai un’ora buona a vagabondare senza meta per il centro commerciale, nel tentativo di ritrovare la calma. Alla fine i miei nervi si acquietarono, nonostante la sensazione del tessuto liscio delle mutandine sul mio cazzo fosse troppo forte per resistere. “Vai a prenderli” mi dissi, mentre passavo davanti alla farmacia. “Coraggio, se non lo fai adesso non ci riuscirai mai più.”

Presi la decisione, e stingendo il sacchetto di plastica nervosamente, entrai nella farmacia dirigendomi verso lo scaffale degli assorbenti. "Wow." Di fronte a me vedevo ben cinque ripiani colmi di assorbenti, proteggi-slip e tamponi. Scatole blu, bianche, rosa, chi poteva immaginare che esistessero così tante marche e tipi diversi? Incapace di decidermi, vagai verso lo scaffale dedicato alla depilazione.

Avevo bisogno di un rasoio da donna. In passato avevo cercato di radermi le gambe con il mio normale rasoio da barba, e il risultato era stato un casino sanguinolento. Non avevo idea di quale rasoio prendere, ma riconobbi tra le altre una marca molto reclamizzata per i suoi cosmetici; mi dissi che questi tizi dovevano sapere di certo il fatto loro, e dunque presi uno dei loro rasoi e qualche lametta di ricambio.

Sentendomi un po’ più fiducioso nelle mie scelte, tornai allo scaffale precedente e mi misi a riflettere. “Questi sembrano OK" mi dissi, mentre afferravo una scatola bianca e blu di tamponi interni di tipo compatto. La marca era famosa, ed inoltre la scatola era abbastanza piccola da non essere troppo appariscente. Non avevo un’idea precisa dell’utilizzo dei salva-slip, ma presi lo stesso una scatola rosa molto ammiccante, dicendomi: “perché no?”

Temendo che il senso di sicurezza mi potesse abbandonare, mi affrettai a raggiungere la cassa, tutto eccitato. Fortunatamente la commessa era una ragazza imbronciata che non aveva la minima voglia di mettersi a chiacchierare; pagai i miei acquisti ed uscii velocemente dal negozio senza nemmeno controllare il resto.

"Unghh!” esclamai, andando a sbattere addosso a qualcuno. Arretrai e iniziai a balbettare delle scuse: “accidenti, sono veramente dispiaciuto. Non mi sono neanche…“ quando riconobbi all’improvviso l’uomo della toilette. Il panico mi assalì e mi bloccò.

“Hai preso tutto quello che ti serve?” mi chiese. E aggiunse, strizzandomi l’occhio: “Ho sentito che c’è uno sconto sullo smalto da unghie nel reparto cosmetici.” "Ah… no, è tutto a posto." Deglutendo vistosamente, cercai di pensare ad una via d’uscita che non desse l’impressione di una fuga.

"E’ la prima volta che fai acquisti per te stesso, non è vero?” domandò. La sua voce, calma e baritonale, trasmetteva una profonda sensazione di forza e sicurezza. "Probabilmente ti senti abbastanza fiero di te, vero?" "Mi spiace, ma ora devo andare" risposi, abbassando la testa. Ero umiliato, e volevo allontanarmi da lui il più in fretta possibile.

"Perché non ci prendiamo un caffè? Ho una proposta a cui potresti essere interessato.” Merda. Questo tizio non solo mi aveva pedinato, ma in più doveva essere anche una specie di pervertito. "Grazie lo stesso,” risposi, “ma sono di fretta.” "Ah, vedo." Infilando la mano in una tasca della giacca, proseguì dicendo: “forse queste ti faranno cambiare idea."

No, no, NO! Senza che me ne fossi accorto – probabilmente a causa dell’eccitazione del momento – l’uomo era riuscito a scattarmi delle fotografie mentre indossavo le mutandine a fiori! Dall’angolazione era chiaro che la macchina fotografica era stata tenuta al di sopra della porta della toilette… Osservando le foto incriminanti, sbiancai al pensiero di cosa avrebbe potuto farne…

"Solo un caffè," ripeté. "Credo che noi due dovremmo parlare seriamente." Annuii mestamente, troppo agitato per rispondere, e lo seguii con riluttanza verso l’area ristoro.

* * *

"Sì?" Una donna alta, bionda, con un sorriso molto sexy mi chiese: “in cosa posso aiutarti?”

Wow! Quasi 1 e 80, lunghi capelli biondi che le arrivavano alla cintola, la donna alla porta era una delle creature più belle che avessi mai visto. Indossava un miniabito rosa, stretto e aderente, con scarpe tacco 5 in tinta. Aveva unghie lunghe almeno due centimetri, smaltate di un rosso lucido e brillante. Sollevai lo sguardo dal suo seno generoso per ammirare il viso stupendo: un ovale armonioso e ben fatto, con un nasino piccolo, perfetto, e zigomi leggermente marcati. Il make-up era leggero e marcava appena i suoi tratti.

"Ehm, S-s-sir Mi-Michael," mormorai, "vorrebbe vedermi." "Oh, devi essere la sua nuova sissy." Avevo sperato che la bionda fosse la moglie – o la fidanzata – ma dal modo in cui si era messa a ridere avevo intuito che lei era ovviamente parte del mio supplizio. "Entra, prego."

Varcare quella soglia fu la cosa più difficile che io abbia mai fatto. Ma non avevo scelta. Cercai di non sussultare al rumore della porta che si chiudeva dietro di me. "Ah, bel posto." "Sì.” Appoggiando il polpastrello dell’indice sulle labbra, mi squadrò da capo a piedi. "Hmmm, ne uscirà qualcosa di buono da te, proprio niente male." Annuendo, aggiunse: "spogliati e lascia i vestiti sul pavimento."

"Qui? Adesso?" Avevo sperato di cavarmela più facilmente… "Subito!" Si inginocchiò e iniziò a sbottonarmi i pantaloni, con un’espressione di disappunto dipinta sul viso. “E cerca di imparare ad ubbidire alla svelta.”

In condizioni normali il fatto che una donna così bella mi stesse spogliando mi avrebbe fatto eccitare; ma lei era così freddo, asettico, impersonale che mi fece rimanere molle e inerte in maniera imbarazzante. Sollevai i piedi uno alla volta, per permetterle di togliermi le scarpe che finirono direttamente nella spazzatura.

“Meglio prenderci cura subito di questo affare.” "Ouch!" mormorai, mentre lei mi spingeva rudemente i testicoli all’interno dell’inguine. Quindi, afferrando il pisello moscio, lo compresse nel solco tra le mie gambe e lo fissò con una larga striscia di cerotto color carne.

"Fin quando resterai in questa casa dovrai tenere quello schifo nascosto, sempre." E, aggiungendo una sculacciata, mi assicurò: "Ad ogni modo nessuno ne sentirà la mancanza."

In cosa mi ero cacciato? Quelle fotografie erano proprio così compromettenti? Sfortunatamente conoscevo già la risposta. Era per colpa della mentalità chiusa e prevenuta di amici e parenti se avevo tenuta nascosta la mia passione per il crossdressing. La sola foto di me che acquistavo i tamponi sarebbe stata, ai loro occhi, sufficiente per condannarmi. "Già," risposi, "me l’ha detto anche lui."

"Bene. Seguimi.” Girando sui tacchi, mi condusse all’interno della casa e giù per delle scale, fino ad un seminterrato freddo e scuro. "Sdraiati su quel tavolo, pancia su."

Nervoso, ubbidii. Senza perdere un istante la bionda dominatrice mi immobilizzò completamente: dei robusti ceppi metallici mi imprigionarono polsi, caviglie, vita e collo. In pochi momenti avevo perso ogni libertà di movimento.

Passando le sue dita tra i miei capelli, lei disse: “Lunghezza e la corposità sono buone, ma il colore proprio non va bene.” Da un po’ di tempo mi ero lasciato crescere capelli – che erano castani, e di solito raccolti dietro la nuca in un codino – nella segreta speranza di poter, un giorno, sfogare in pubblico la mia passione per il travestitismo. Quando mi accorsi che stava sistemando un piccolo catino sotto la mia nuca mi pentii della mia scelta.

Mi afferrò la testa e la immerse nell’acqua calda. Non potevo vedere cosa stesse facendo, ma la sentii armeggiare con qualcosa che puzzava terribilmente; poi iniziò a spalmarmi una sostanza densa sulla testa, e capii che si trattava di una tinta per capelli. Mi sentivo strano, ero ovviamente preoccupato da un cambiamento così evidente, ma ero anche curioso di vedere come mi sarebbe stato il nuovo colore, una volta che lei avesse finito.

“Lasciamola agire,” disse lei dopo un po’, “nel frattempo occupiamoci del resto. Inizieremo con una bella depilazione totale, e quindi passeremo al make-up.” Cominciò dalle gambe, che vennero spalmate con una crema per rasatura profumata, poi fu il turno di inguine, busto e braccia. Quindi, senza una parola, mi liberò dalla peluria con brevi, esperte passate di rasoio, senza procurarmi neanche il minimo taglietto nonostante la lunghezza o la durezza dei miei peli; era chiaramente una professionista, e con sorpresa mi accorsi di apprezzare questa particolare fase della mia schiavitù.

Prima di ritornare ai capelli, mi fissò alle estremità delle dita delle unghie finte, lunghe e rosa; mi forò entrambi i lobi delle orecchie, inserendo in ciascuno un anello color porpora; mi truccò il viso; e mi spalmò una qualche strana crema sul seno, che rese all’istante i miei capezzoli innaturalmente turgidi e sensibili. Erano tutte cose su cui avevo fantasticato molto in passato, ma il timore di quel che mi sarebbe successo dopo mi aveva impedito di godermele davvero.

Terminò coi capelli, acconciandoli in una sorta di lunga, ondulata cascata color fuoco. Mi erano sempre piaciute le rosse, e mi sentivo leggermente eccitato di essere ora una di loro.

"Ehm, potresti per favore allentare un po’ i ceppi?” domandai, sperando che la mia finora silenziosa sottomissione mi avesse guadagnato un po’ di pietà. “Ho tutta la mano destra informicolata.”

Lei si mise a ridere: "Puoi considerarti fortunato se questo sarà il peggio che ti capiterà.” Continuando a sogghignare, disse: "Ora ti libererò, e tu ti volterai sulla pancia. Ubbidisci, e andrà tutto bene.”

Cos’altro avrei potuto fare? Non appena mi voltai, il contatto dei capezzoli con la superficie fredda e dura del tavolo mi fece sussultare. Lei se ne accorse e chiese: "Ti piace, non è vero? Posso prometterti che d’ora in avanti sarà solo meglio." E, dato che restavo in silenzio aggiunse, gridando: “ALLORA?”

"Sì, sì, mi piace!" mi affrettai a dire. Cazzo, proprio quando stavo incominciando a sentirmi a mio agio, era diventata cattiva come un diavolo. Non mi aveva torto un capello, eppure mi sentivo terrorizzato da lei.

"Bene." Mi diede una sculacciata e disse: "Rilassati, sissy frocetta, o ti faccio rilassare io." Deglutendo, cercai di ubbidire, ma non potei impedirmi di sussultare quando sentii il suo dito farsi strada nel mio sedere. “Ho sentito dire che questa è la tua marca preferita,” sghignazzò, facendomi dondolare un tampone davanti agli occhi. “Vediamo cosa ne pensi tra un paio d’ore.” E, detto questo, rimpiazzò il dito con l’applicatore di plastica, inserendo lentamente il tampone di cotone in un buco per il quale non era stato concepito.

"Unngghhh!" Da principio non sentii niente, ma poco dopo avvertii un fortissimo bruciore, laggiù, che cresceva. Non appena l’applicatore fu rimosso mi prese uno stimolo urgente di andare al bagno. "Pfffff, per... per favore puoi toglierlo solo per un istante?"

"Ha! Sei proprio divertente, per essere una troia in erba." Giochicchiando con la stringa, mi disse "Sir Michael adora la vista del cordino di un tampone penzolare fuori dal sedere della sua sissy. Dice che gli fa venire voglia di strapparlo via e di farsi una bella scopata."

No, questo era troppo! Stavo iniziando a pensare che fosse quasi meglio andarmene e subire le conseguenze del ricatto. Sfortunatamente ora non ero più in grado di poter scegliere.

"Ora, sissy, ti frusterò il sedere finché non sarà diventato bello rosso.” Brandendo una lunga frusta di cuoio nero, iniziò darmi dei piccoli colpetti sulla schiena, ammonendomi: "Urla, e continuerò a frustarti. Comportati come una brava ragazza e sarà tutto più facile."

Annuendo, mi voltai per non vedere, mordicchiandomi la lingua per impedirmi di gridare. "Unnghhh!" Al primo, aspro morso della frusta non seppi resistere ed emisi un gemito di dolore. La fustigazione non aveva mai fatto parte delle mie fantasie, ma adesso mi era fin troppo chiaro che non si trattava affatto più della MIA fantasia. Stringendo forte i pugni, mi concentrai sulle lunghe unghie finte per distrarmi dal dolore che provavo nel fondoschiena. Man mano che i colpi cadevano mi accorsi che, stranamente, più lei mi frustava e meno dolore provavo; quando terminò, mi sentivo in realtà più caldo e morbido che dolorante.

"Hmmmm, adoro vedere un sedere bello rosso sulla mia schiava." Lanciando uno sguardo da sopra la spalla, vidi Sir Michael emergere dall’oscurità. Non lo avevo sentito arrivare, ciò significava che era sempre stato presente. Sapere che aveva assistito a tutto il percorso della mia umiliazione mi fece vergognare ancora di più. "S-s-signore. Non sapevo che voi foste qui."

"Certo, mia cara sissy, era proprio questa l’intenzione." Dando un gentile strattone alla stringa che fuoriusciva dal mio ano, sogghignò. "Puoi ritirarti ora, Kara. Sarai ben ricompensata." "Grazie." Dandomi un’ultima frustata, mi sussurrò all’orecchio: “se vuoi partire con il piede giusto, pregalo di darti il cazzo da succhiare. Adora essere implorato.”

No, niente al mondo mi avrebbe costretto a farlo! Forse avrei dovuto sottomettermi, forse avrei dovuto farmi stuprare, ma non lo avrei mai pregato!
Allontanando il mio viso da lei, mi voltai per vedere cosa il mio temporaneo padrone avesse in mente.

"In ginocchio, sissy." Indicando un punto davanti a se, Sir Michael aggiunse: "Ora." Non c’era stato alcun cambiamento nel tono o nel volume della sua voce, ma ora potevo avvertire chiaramente l’imperio dietro le sue parole. Senza nemmeno rendermene conto mi levai dal tavolo e mi inginocchiai dinanzi a lui.

"Apri la bocca." Immobile, mi avvertì: "Non fartelo ripetere due volte." Non riuscivo a credere a quel che stavo per fare. Rispondendo ai suoi comandi in maniera quasi istintiva, lentamente spalancai la bocca. Pur terrorizzato dal pensiero del contatto col suo cazzo – per non parlare del sapore! – aprii la bocca più che potei.

"Molto bene." Afferrandomi per la nuca, mi spinse la testa bruscamente in avanti, affondandomi il suo cazzo tra le labbra. In preda al disgusto e alla vergogna di avere in bocca quel siluro di carne, iniziai ad avere dei conati e mi sentii sul punto di vomitare.

"Rilassati e succhia" mi disse, "rilassati e goditela." Era come se avesse una sorta di controllo ipnotico su di me. Nonostante il mio fortissimo desiderio di sputare via il suo sesso e scappare, sentii che il mio corpo iniziava a rilassarsi e che i conati diminuivano fino a sparire del tutto. "Bene, ora succhialo. Succhialo come una brava, piccola sissy."

Scossi la testa per dire di no – meglio che potei – implorandolo con lo sguardo. Avrebbe potuto scoparmi la faccia, costringermi ad ingoiare il suo cazzo, ma non avrebbe potuto obbligarmi a prendere l’iniziativa! Forse, in ultimo, si sarebbe stufato della mia passività e mi avrebbe lasciato andare.
Sir Michael diede una scrollata delle sue spalle massicce. Avvicinò una rude, ruvida mano al mio viso, e con due dita mi chiuse il naso strettamente. "Succchia o soffoca, la scelta sta a te."

Trattenni il fiato più a lungo che potei, sperando di svenire e risolvere il dilemma. Ma invece mi spaventai, e decisi che in fondo avevo bisogno di respirare. Lasciai uscire l’aria dalle mie guance e, facendomi forza per sopportare il sapore, iniziai a succhiare timidamente il suo cazzo. Sapeva di sudore; non poi era molto diverso dal succhiare un dito, ma la presenza di un vago sentore muschiato fu decisamente una cosa nuova. C’era anche un leggero sapore inebriante – mi resi conto, con un brivido, che si trattava del suo pre-eiaculato – ma non era poi così terribile come avevo pensato.

"Sì, così… Ora voglio che tu lo lecchi, mentre lo succhi." Scopandomi lentamente la bocca con brevi, leggere spinte, aggiunse: “Fammi godere, e anche tu godrai.” Adesso che, ormai, lo avevo preso in bocca, desiderai farla finita al più presto possibile, ed iniziai a fare come mi aveva ordinato. La sensazione del suo cazzo nella mia bocca era davvero insolita. Come ho detto, il sapore non era niente di eccezionale ma la pelle liscia e morbida era strana sulla mia lingua. Con orrore mi accorsi che mi stava iniziando a piacere.

"Molto bene, sissy. Tra non molto ti piacerà succhiare cazzi, proprio come ad ogni altra ragazza." Sorridendo, chiese: "La cosa ti preoccupa?" Annuii, sentendo la sua cappella strusciarmi sul palato. Il sapore del suo pre-eiaculato era molto più forte ora, e mi rendevo conto che tra poco sarebbe venuto.

"Non preoccuparti, non manca molto." Afferrandomi la testa con due mani, iniziò a scoparmi con forza. Sempre più veloce, il suo cazzo durissimo attraversava le mie labbra ricoperte di rossetto, scorreva sulla mia lingua in movimento e infine andava a colpire il fondo della mia gola. "Devo sborrarti in faccia? "

Ero sul punto di annuire, ma mi sorpresi ad esitare. Non volevo che mi venisse in bocca – non pensavo che avrei potuto sopportarlo – ma ero anche stranamente riluttante a farmi rovinare il make up. Dannazione, cosa mi stava succedendo?

All’improvviso, mentre ancora meditavo su questo curioso sviluppo della mia personalità, lui emise un grugnito e iniziò a scaricarsi nella mia bocca: "Unnnggkk!" Colto di sorpresa, quasi mi soffocai con il primo, caldo schizzo, che scivolò dritto giù per la gola senza che potessi nemmeno assaporarlo. Sir Michael presto pose rimedio a questo, arretrando un poco in modo da scaricarsi proprio sulla mia lingua.

"Ti piace?" mi domandò. "Alla sissy piace la sborra?" Ero troppo impegnata ad ingoiare per rispondere, mandavo giù più in fretta che potevo, non volevo avere il suo seme in bocca per più del necessario. Non ero sicura del sapore, ma la sensazione del suo sperma che mi schizzava negli angoli della bocca era stranamente eccitante. Una parte di me si opponeva, ma il mio corpo aveva ben altre idee.

Infine lui scivolò via, spento e ammosciato. Soprapensiero, leccai via lo sperma che mi era finito sulle labbra, scioccata dal modo quasi automatico con cui lo avevo fatto. Non mi era piaciuto, non avrei voluto rifarlo, ma – maledizione! – ero così confuso!

"Niente male," sospirò, "per una sissy vergine e inutile." Con gli occhi pieni di lacrime, lo ringraziai per il complimento.

* * *

Mentre cuciva insieme, sigillandole, le estremità del collare di cuoio rosso che mi aveva fatto indossare, Sir Michael chiese: "Dimmi, sissy, sai cos’è la pioggia dorata?” "N-no, Padrone," sussurrai. Quando aveva annunciato che mi avrebbe messo il collare mi ero aspettata una specie di mostruosità metallica medievale, chiusa a chiave. Se possibile, questa striscia di cuoio cucita attorno al mio collo era anche peggio. L’unico modo di toglierla era tagliarla, e non ci sarebbe stata alcuna possibilità di nascondere la cosa a Sir Michael.

"Hmmm," scosse la testa, divertito dalla mia ingenuità. Diede uno strattone al collare, facendomi traballare sulle ginocchia, per assicurarsi che fosse ben cucito; quindi, rimettendo a posto sulle spalle i miei lunghi e rossi capelli, mi disse: "Prendi quello specchio sul tavolo, e leggi ciò che sta scritto sul tuo bel collare. Ad alta voce, per me."

Fissando la mia nuova immagine, alla quale dovevo ancora fare l’abitudine, mi rattrappii dall’orrore. Il collare, alto 5 centimetri buoni, evidenziava la mia condizione di schiavitù anche a grande distanza. C’era una scritta dipinta in nero brillante, che risaltava sulla pelle rosso brillante. "I-io amo il cazzo. I v-voglio il cazzo." Ruotando lentamente il collare, continuai a leggere ad alta voce. "Io ho bisogno del cazzo." Vergognandomi, terminai: "tanya, sissy di Sir Michael."

"Ancora," mi disse, "e con più convinzione stavolta." Cercai di ripetere le parole senza balbettare o tremare, ma non riuscii a non tradire l’emozione. Il collare mi marchiava come qualcosa che non ero, e che certamente non avrei voluto diventare.

"Patetico." Per la prima volta la sua voce ebbe una nota di disappunto, e, per mia vergogna, mi sentii ferito dal suo disprezzo. "Ancora, troia." Ripetei la frase una terza volta, cercando di non far trapelare il disgusto dalla mia voce. Sapevo di non averlo ancora detto bene, ma speravo che avesse comunque apprezzato il gesto.

Sir Michael mi si accosciò di fronte, afferrò i miei sensibili capezzoli e li strizzò più forte che poté. "Argghh!" Qualunque crema Kara vi avesse spalmato sopra sembrava essere diventata ancora più potente adesso, e anche il più piccolo tocco faceva male come uno schiaffo. Continuò a pizzicarli e strizzarli finché non urlai "Okay, lo farò! Per favore, per favore, basta!"

Lasciando i miei capezzoli, ora arrossati e doloranti, mi ammonì: "Fallo per bene stavolta, o dirò a Kara di tatuarti quelle parole dappertutto." “No, non avrebbe osato!” pensai, ma fissando i suoi occhi, freddi e spietati, capii che invece l’avrebbe fatto di certo. Presi un profondo respiro, mi sforzai di sorridere e dissi: "Io amo il cazzo. Io voglio il cazzo. Io ho BISOGNO DEL CAZZO. tanya, sissy di Sir Michael."

"Molto bene, tanya." E, facendomi sollevare, aggiunse: “E’ ora della tua pioggia.”

* * *

Ero sdraiato, nudo, in una grande vasca da bagno. Guardando verso l’alto provai un senso di confusione; non c’era nessun doccione, a meno che da qualche parte non ci fosse uno di quegli affari con il tubo flessibile. Cosa diavolo aveva intenzione di farmi?

"Occhi chiusi, bocca aperta," disse.

Ubbidii, e subito dopo lo sentii entrare nella vasca, a fianco a me. Volevo disperatamente socchiudere le palpebre per scoprire cosa avesse in mente, ma di certo sarei stato punito e quindi mi limitai a restare immobile, preparandomi al peggio. Alcuni istanti dopo scoprii esattamente cos’era la pioggia dorata.

"Auuuggghh!" Sputando il liquido schifoso fuori dalla bocca, voltai la mia testa di lato e lontano dal getto. Mi stava pisciando addosso! In piedi sopra di me, con l’uccello in mano, mi stava pisciando addosso!

"Bene, se hai deciso così" sospirò, "lo faremo così." Scuotendo la testa, si sedette sul mio busto, trattenendo la mia testa fra le sue ginocchia. "Apri bene, sissy. Apri bene per il tuo nettare dorato."

Serrai le mascelle, scuotendo la testa per quanto mi era concesso. Succhiargli l’uccello e ingoiare la sua sborra era stato abbastanza brutto, adesso non gli avrei permesso di darmi da bere il suo piscio. Di nuovo, inorridendo, scoprii che non avevo scelta. Strizzandomi il naso, premette forte sul mio addome costringendomi, di riflesso, ad aprire la bocca. Era chiaro che l’aveva già fatto in passato, dato che il suo cazzo fu nella mia bocca con un tempismo impeccabile, prima ancora che io mi fossi accorto che si era aperta.

"Fai finta che sia una specie di medicina per sissy," ghignò. "Se vuoi diventare una bella ragazza devi bere tutto." Continuando a stringermi il naso, iniziò ad irrorarmi la bocca con la sua urina, calda e gialla. Il sapore era aspro, con una punta di sudore, ma mi sentii sollevato nel constatare che non era così terribile come l’odore. Gorgogliando, iniziai ad ingoiare, mentre lui continuava a riempirmi la bocca man mano che io la svuotavo.

"Hmmm, molto bene, tanya." Sogghignando, sottolineò: "sembra che tu ci abbia preso gusto, la tua lingua è davvero molto abile." Scoprii con orrore che aveva ragione. Nonostante mi avesse lasciato andare il naso, io continuavo a succhiare il suo nettare dorato come se stessi morendo di sete. In aggiunta, gli stavo leccando il cazzo e con la punta della lingua gli solleticavo il buchino della cappella! Ma quel che era peggio era che i suoi apprezzamenti mi incoraggiavano a succhiare ancora più forte… Cosa diavolo c’era di sbagliato in me??

Sorridendo, sfilò il cazzo dalla mia bocca, lasciando che l’ultimo spruzzo bagnasse il collare. Sfregando il piscio sul cuoio nuovo, sancì: "Adesso è ufficiale." Ridendo, uscì dalla vasca e mi gettò un asciugamano. "Datti una sistemata e raggiungimi nella camera da letto. Le tue cose sono su quel divanetto."

* * *

Sentendomi le farfalle nello stomaco, bussai timidamente alla spessa porta di quercia della camera da letto di Sir Michael. Mi ero sistemato il make-up e i capelli meglio che potevo, anche se avevo un po’ pasticciato col rossetto. Non era stato difficile stenderlo, ma proprio qui era il problema: mi ero fatto prendere la mano e ne avevo messo troppo, e ora mi sentivo un pagliaccio.

"Sì?" “E’ la vostra sissy, Padrone. Posso entrare?" "E perché?" Sapevo cosa voleva sentirsi dire, ma non ero sicuro di riuscire a dirlo. Guardando la vestaglia di seta e pizzo color blu polvere, cercai di rifugiarmi nella mia nuova femminilità, recentemente acquisita. Quando lo sguardo mi cadde sulle ciabattine rosa di pelo, da coniglietta, non potei fare a meno di sorridere. "Perché desidero servire, Padrone. D-desidero prendermi cura del vostro cazzo."

"Bene, allora entra.” Spinsi la porta, aprendola, e sorrisi timidamente, sentendomi più nervosa e imbarazzata che impaurita. Fin’ora la mia schiavitù era stata puramente fisica, ma essere invitata a dividere il letto con lui sembrava così romantico… La strana piega che avevano preso i miei pensieri continuava ad inquietarmi, ma non potevo negare che quest’uomo avesse un notevole ascendente su di me. Non avevo mai avuto un pensiero omosessuale in tutta la mia vita – e non ero certo una bellezza – però ero conquistata dal suo fascino, ogni cosa di lui esprimeva potere e ricercatezza. Vestita com’ero, sottomettermi al suo potere mi sembrava del tutto naturale.

"Vieni qui," sogghignò, dando dei colpetti sul letto accanto a sé. "Non essere timida, mia cara. So che sei vergine, e ti prometto che sarò gentile." Arrossendo, accettai il suo invito e mi sistemai comodamente sul letto. "Grazie, Padrone."

Voltandomi la faccia verso la sua, premette forte le sue labbra alle mie e mi baciò. Ero scioccata, tuttavia risposi al suo bacio. Fu strano trovarsi “dall’altre parte” di questo bacio, del resto ero abituata alle labbra morbide e passive di una donna che a quelle forti e prepotenti di un uomo. Strano ma eccitante. Era lui ad essere “al comando”, il suo bacio era forte ma non rude, e trovai facile rispondergli. Baciandolo a mia volta, morbidamente, come una ragazza, feci uscire la lingua dalle labbra, esitai, e poi la infilai nella sua bocca. Vedere che il suo sguardo si illuminava di approvazione mi eccitò ancora di più, e ben presto fummo allacciati in un bacio francese appassionato, come non ne avevo mai provati prima.

Tirando la stringa del mio tampone – della cui esistenza mi ero ormai scordata – mi sussurrò all’orecchio: "Voglio scoparti, tanya. Voglio scopare la mia piccola sissy finché non ne potrà più.”

Avevo trovato facile rispondere al suo lato romantico e gentile, ma non ero ancora pronta a questo. Ricordandomi del suggerimento di Kara, sussurrai in maniera seducente "ma io voglio succhiarvi, Padrone. Voglio sentirvi di nuovo nella mia bocca. Voglio assaporare la vostra sborra.”

“No, non è vero,” rispose. “Lo stai dicendo solo perché non vuoi che ti sfondi il culetto!” "No, Padrone, lo giuro!" Scivolando giù dal letto, sorrisi “voglio veramente sentire il vostro sapore, Padrone. La vostra sissy è così, oh… affamata!” Le mie parole stupirono persino me stessa, ma nonostante ciò continuai ad implorare: "Vi prego, Padrone, prendete la mia bocca. Voglio il vostro cazzo così tanto, lo voglio da morire…”

"Sta bene," sospirò, "credo di poter aspettare." E, facendomi l’occhiolino, aggiunse: "Dopotutto, se prima sborrerò tra le tue belle labbra, sarò in grado di resistere molto di più quando sarò dentro il tuo buchetto!”

Sentirmi dire da lui che ero bella mi fece sentire calda e vogliosa. Gongolando, abbassai la testa sul suo pube e inalai profondamente. Oh, come sapeva di buono! Respingendo ogni altro pensiero dalla mia testa, mi concentrai sul suo cazzo facendolo diventare il centro del mio universo. Adesso era ancora morbido e moscio, ma presto avrei posto rimedio a ciò. Approfittando del fatto che non era ancora del tutto eccitato, presi il suo intero cazzo in bocca, aprendola ancora di più per ingoiare anche le palle.

Con il mio naso premuto contro il suo ventre peloso, mi meravigliai alla sensazione del suo cazzo che si induriva dentro di me. Potevo sentirlo letteralmente crescere, riempirmi la bocca con la sua calda carne. Succhiando gentilmente, esploravo il suo cazzo con la lingua e alla fine una potente erezione mi fece uscire i testicoli dalla bocca. Non desideravo pensare a come e perché, ma era innegabile che la cosa mi stava piacendo, e molto.

"Oooohhh, ssssiiiì." Accarezzandomi gentilmente la nuca, Sir Michael mi disse: "Tu impari in fretta, cara sissy. Ti piace la sensazione del mio cazzo che ti si indurisce in bocca? Sei contenta di esserne tu il motivo?”

"Sì, Padrone." Abbandonando temporaneamente il suo organo, sorrisi e lo ringraziai. "Mi piace molto, ma…" "Ma cosa?" "Ho paura." "Di che cosa?" "Ho p-paura che mi possa piacere troppo." Con gli occhi pieni di lacrime, dissi "non sono gay, Padrone. Non voglio provare queste sensazioni."

Sir Michael annuì dolcemente. "Certo che non sei gay, mia cara. Ti stai solo comportando come una qualsiasi altra ragazza." Aveva ragione. Avevo un’acconciatura femminile, unghie smaltate, e il mio seno era sensibile come avevo sempre immaginato che un seno femminile avrebbe dovuto essere. Mi ero appena risistemata il trucco perché mi trovasse attraente, e indossavo uno degli indumenti più femminili che ci fossero. Avevo completamente dimenticato il piccolo uccello che avevo nascosto tra le cosce, e mi ero abituata al tampone nel mio sedere. Ero diventata una sissy, non proprio una ragazza vera ma certamente non più un ragazzo.

"D-dite davvero, Padrone?" Lui mi aveva trasformata in quel che ero, e avevo scoperto di desiderare la sua approvazione più di ogni altra cosa al mondo. Forse, nel profondo del mio subconscio, ero sempre stata così, e lui mi aveva dato l’opportunità di liberare il mio desiderio di essere una sissy. "Io voglio essere bella per voi. Io desidero piacervi." Tremando, sussurrai "io voglio che voi mi amiate."

"Tu sei molto bella," mi assicurò, "e mi piaci davvero molto." Dandomi un buffetto sulla guancia, aggiunse "potrei anche arrivare ad amarti, un giorno, mia cara tanya." Nel sentirlo pronunciare queste parole, avvertii una strana vertigine, e qualcosa di caldo e appiccicoso diffondersi tra le mie gambe; anche se molle e intrappolato, il mio “clitoride” aveva eiaculato! Mi sentivo al settimo cielo, un orgasmo come mai ne avevo provati, e tutto solo perché Sir Michael mi aveva apprezzato come ragazza!

Raggiante di felicità mi gettai letteralmente sul suo cazzo, succhiandolo e leccandolo come la vera porca che ero. Abbandonai il mio orgoglio e le mie inibizioni, e mi diedi come unico scopo quello di soddisfarlo, di rendere felice il mio Padrone.

"Mmmm, unnnnhggghhh, ooohhhhhh," percorrendo su e giù la sua asta di carne, resa scivolosa dalla mia saliva, mugugnavo di piacere godendomi ogni istante di quel meraviglioso pompino. Nonostante tutto,avevo iniziato ad apprezzare la scopata di bocca che mi aveva somministrato poco prima; adesso era mille volte meglio. Adesso ero io al comando, ero io quella che succhiava vogliosamente il suo palo dentro la bocca e che lo lasciava uscire a malincuore. Muovendo la testa Avanti e indietro facevo l’amore con la cappella del suo cazzo, leccandola e succhiandola come il più dolce dei gelati.

"Arrggghhhh, ssssiiiiì cosiiiiì!" Sir Michael socchiuse gli occhi e gettò la testa all’indietro, assaporando il piacere che gli procuravo. Adesso ero sicura che stava godendo il mio entusiastico pompino, e sapevo che non sarebbe mancato molto al momento finale. Mi sentii improvvisamente affamata della sua crema, e iniziai a massaggiargli I testicoli mentre gli succhiavo la verga, quasi cercando di spremere fuori la sua sborra. Quando finalmente esplose, mi presi tutto il tempo per assaporarla, senza curarmi dei rivoli di denso sperma che uscivano dalla mia bocca troppo piena e mi correvano lungo il mento.

Per qualche motivo – forse perché stavolta sentivo di essermelo guadagnato – il suo seme mi sembrò al palato come la più raffinata delle prelibatezze. Mai in vita mia avevo avuto il minimo desiderio di assaggiare dello sperma, nemmeno il mio, ma ora mi resi conto che ero diventata una drogata, che non potevo più fare a meno di quel liquido saporito. Gonfiando le guance, lasciai che continuasse a incremarmi il palato; desiderosa di ingoiare ma allo stesso tempo imponendomi di aspettare. Quando il suo cazzo fu ormai vuoto, la mia bocca era piena di tutto lo sperma di cui era capace, e grosse gocce appiccicose colavano sulle guance.

"Alla sissy è piaciuto lo spuntino?" mi domandò, senza fiato. Ridacchiando, mi arrampicai sul letto e aprii la bocca per mostrare la Bianca crema che conteneva. Muovendo la lingua attraverso quel liquido denso, feci le bollicine per dimostrargli quanto mi piaceva la sua sborra. Quindi ingoiai, estasiata dalla sensazione del liquido caldo e viscose che colava lentamente giù per la mia gola, rivestendola come un denso sciroppo. "Mmmmhhh, la sissy adooora la sborra" gorgogliai, "la sissy adora Sir Michael."

"Bene, perché ora voglio scopare la mia ragazzina fino a farla svenire." Sollevandomi come se fossi una piuma, mi capovolse mettendo il mio sedere sporgente in bella vista. Raccogliendo con due dita i residui di sborra dal mio viso, spalmò la calda crema attorno al buchetto per garantire un po’ di lubrificazione naturale. "Ooops! Ma cos’abbiamo qui?"

Nel sentirlo strattonare il cordino del tampone, voltai la testa e sorrisi. "E’ il mio tampone, Signore, ma credo che il mio ciclo sia terminato.” Non riuscivo a credere a ciò che avevo detto, ma ero assolutamente sincera quando urlai: "Vi prego, Padrone, scopate la vostra sissy!. Sborrate nel suo buchetto!! Voglio sentirmi come una vera ragazza!!!"

Sorridendo, diede alla cordicella un ultimo colpo deciso, estraendo il tamponcino merdoloso dal mio sedere. "Hmmm," disse, sondandomi con un dito, "adoro i buchi stretti." Quindi posizionò la cappella del suo magnifico cazzo contro lo sfintere contratto del mio sederino, domandando: "sei pronta, sissy?"

Come potevo essere pronta per una cosa simile? Ero spaventata ed eccitata allo stesso tempo… Paura e lussuria si contendevano il predominio su di me, ma il desiderio di compiacere il mio Padrone fu più forte. "Sì, Padrone."
"Bene." Senza il minimo avvertimento, lui diede una poderosa spinta e fece affondare il suo cazzo per metà dentro il mio corpo.

"Arggghhhh!" Seppellii la testa nel cuscino, ululando dal dolore incredibile che stavo provando. "Rilassati, tanya" mormorò, "spingi, come se dovessi andare in bagno." Sporgendosi per baciarmi il collo, sussurrò: “non ci metterà molto ad allargarsi."

Mordendomi le labbra, annuii e cercai di fare come mi diceva. Sembrò passare un’eternità, ma alla fine il dolore diminuì e il fuoco sembrò spegnersi. Il suo cazzo dentro me dava ancora una sensazione fastidiosa, che potevo sopportare tranquillamente. "Oh, Padrone," gli dissi, "la sissy è pronta a prenderne ancora."

"Brava ragazza." Arretrò un poco, finché solo la cappella era ancora dentro di me, poi tuffò di nuovo la sua verga nelle mie carni, stavolta per tre quarti della sua lunghezza. Ripeté questa operazione una mezza dozzina di volte, andando sempre più in profondità, ma senza però che io riuscissi ad accogliere in me gli ultimi due centimetri del palo pulsante che premeva alle mie spalle.
"Mi dispiace," piagnucolai, "dovete essere così deluso!"

Sir Michael rise, e iniziò a scoparmi il culo con lente e dure spinte. "Non del tutto, tanya. Avrei scommesso che saresti riuscita a prenderne solo metà. Se non altro, mi hai colpito." Palpando le morbide rotondità del mio sedere mentre mi scopava, mi disse "sei proprio una brava, brava ragazza.”

Asciugai le lacrime e sorrisi, felice di averlo compiaciuto. Vista da sopra la mia spalla, l’immagine del suo cazzo che veniva ingoiato ritmicamente dal mio corpo era incredibilmente erotica. Il fastidio era ora svanito del tutto, e stavo iniziando a provare realmente piacere. Certo, sarei stata dolorante per i prossimi giorni, ma era un piccolo prezzo da pagare per la felicità del mio Padrone.

"Oooh, Padrone, scopate la vostra sissy. Adoro avervi dentro di me." Leccandomi le labbra, implorai "voglio sentire il vostro sperma, Padrone. Voglio addormentarmi con la vostra sborra che mi sgocciola dal buchetto."
"Unggh, lo farai, cara," una smorfia apparve sul suo viso mentre rallentava le spinte, "ma non ora." Mi voltò sulla schiena, dicendo: "voglio vedere il viso della mia sissy mentre la scopo. Voglio vedere quanto gli piace."

Quando ricominciò a scoparmi, gemetti di piacere. Grazie alla nuova posizione, ad ogni spinta il suo cazzo sfregava la punta del mio “grilletto” intrappolato. Doveva trattarsi, pensai, della cosa più simile a quello che sentiva una vera donna quando il suo uomo la scopava pazzamente e le stimolava il clitoride. Il fatto che il mio fosse un clitoride “maschile” non faceva nessuna differenza, dato che venivo scopata come una ragazza, e mi sentivo come una ragazza!

"La mia tanya ha delle tette bellissime," rantolò Sir Michael, "devo proprio assaggiarle." Abbassando la sua testa sul mio busto, circondò il mio capezzolo destro con le labbra e iniziò a succhiarlo con forza. Con mia sorpresa, il mio seno iniziò a gonfiarsi, arrivando per lo meno ad una prima scarsa.

Un’ondata di piacere mi percorse il corpo e arrivò tra le mie gambe, dove sentii il mio grilletto esplodere per la seconda volta quella sera. Adesso che mi ero abituata alla loro nuova sensibilità, I miei capezzoli rosa e turgidi mi stavano dando un piacere così intenso come mai il mio cazzo era riuscito a fare. Il sapere che quella era solo una frazione di ciò che una vera donna poteva provare mi eccitò ulteriormente.

"Sssssiiiiiì" sospirai, "è così bellooooooo…" Cielo, ero così in estasi che temetti di svenire. Il mio buchetto, il mio grilletto e le mie tettine mi davano un piacere fisico straordinario, ma ancor più straordinario era il piacere psicologico che mi derivava dal sapere che Sir Michael stava godendo di me così tanto da trattarmi come una vera ragazza.

Io ero felice, lui era felice e la cosa mi rendeva ancor più soddisfatta. Non avevo idea di cosa mi fosse successo, ma non me ne importava più. Non riuscivo nemmeno più a ricordare il mio vecchio nome, o la mia vecchia vita. Ero tanya, adesso e per sempre sua, e avrei fatto qualunque cosa per compiacerlo.

"Arrghhh, stopervenire!" Spingendosi in me un’ultima volta, Sir Michael venne nel mio intestino, inondandolo col suo seme caldo e appiccicoso. Non potevo sentirne il gusto e il profumo, ma mi piacque ancor di più di quando mi era venuto in bocca. Mi vergognai un poco del fatto che lui era stato costretto a ricattarmi per farmi provare cosa volesse dire essere la sua sissy, ma ora gliene ero grata.

Mentre mugolavo e gemevo di piacere, godendo delle sue spinte poderose, rabbrividii al pensiero di quanto ero stata vicina a perdere tutto ciò. Se Sir Michael non si fosse imbattuto in me in quella toilette del centro commerciale, avrei proseguito nella mia vita di sempre senza neanche rendermi conto di ciò che mi ero perduta.

"Oh, Padrone, è una sensazione fantastica!" Lo cinsi con le mie braccia, costringendolo a sdraiarsi, e baciai le sue labbra appena sudate. "Vi prego, Padrone, non abbandonate mai la vostra piccolo sissy. Voglio che questa notte non termini mai.”

"Tu, inutile, miserabile troia. Non provi vergogna?" Accigliandosi, domandò "ti rendi conto di cosa hai fatto?" "Sì, lo so," risposi. "Ho fatto godere il mio Padrone, e mi sono sentita come una ragazza nel farlo" Sorridendo gli leccai la punta del naso, ricordandogli: “Io AMO il cazzo. Io VOGLIO il cazzo. Io ho BISOGNO DEL CAZZO. tanya è la sissy di Sir Michael, e non vuole essere mai più un ragazzo.”

Lui rise e mi scompigliò i capelli. Erano così diversi ora, tinti di rosso e pettinati in modo sensuale, femminile. Non avevo mai pensato ai capelli da un punto di vista sessuale, ma adesso erano un segno così tangibile della mia femminilità che non riuscivo a vedere altro. “E’ quello che volevo sentirti dire.” Baciandomi a sua volta, suggerì “perché non mi lasci uscire e ci riposiamo un po’? Ci sarà parecchio tempo domani per giocare.”

"No!" mi avvinghiai al suo corpo stringendolo con le gambe, sorridendogli. "Voglio che restiate così, Padrone. La vostra sissy vorrebbe dormire con il cazzo del suo Padrone dentro di lei. Vuole sognarvi."

Sir Michael annuì dolcemente, mi chiamò affettuosamente “troia”, e si addormentò. Toccavo il cielo con un dito, ma ero esausta e dopo poco tempo lo imitai.

* * *

"Sei sicura di volerlo fare, tanya?"

Seduto accanto al mio letto, Sir Michael sorrideva e mi accarezzava i capelli amorevolmente. "Sì, Padrone, sono molto sicura." Ero nervosa, ma non per l’operazione. Semplicemente, odiavo dover restare separata dal mio Padrone per così tanto. "Mi mancherete, Padrone, ma io voglio essere bella per voi."

"Ne sono felice." Erano tre semplici parole, ma ogni volta che le pronunciava sentivo n brivido correre per la mia schiena. L’approvazione di Sir Michael era tutto per me, lo era così tanto che il suo sorriso e il suo apprezzamento erano in grado di scatenare il mio orgasmo da sissy.

"Mi spiace ma temo che lei debba andarsene, ora," disse l’infermiera appena entrata nella stanza. Porgendomi un bicchier d’acqua e alcune pillole – la preanestesia – aggiunse: “lo riporteremo – o, meglio la riporteremo – indietro molto presto."

Guardando alternativamente il bicchiere e il mio Padrone ammiccai e sorrisi. “Può darci un momento per i saluti?” le chiesi dolcemente. Lei esitò, ma ci concesse cinque minuti..

Nell’istante in cui uscì, rovesciai il bicchiere per terra e sorrisi: ”tanya ha rovesciato l’acqua, Padrone." Ridacchiai: "Ora ho bisogno di qualcosa per mandar giù le pillole."

"Tu, manipolatrice, succhiacazzi, piccola troia. Cosa devo fare con te?" Ridendo, sbottonò i pantaloni e estrasse il suo cazzo. Mi ci era voluto molto tempo per abituarmi a questa parte della mia servitù, quasi due mesi prima che potessi sentirmi a mio agio, e qualche altra settimana per imparare a goderne realmente. All’inizio Sir Michael era rimasto turbato dal fatto che la sua punizione favorita era diventata per me una ricompensa, ma in seguito era arrivato ad apprezzarla tanto quanto me.

Ridacchiando, misi le pillole in bocca e cinsi il suo cazzo con le mie labbra. Accarezzando il buchetto della cappella con la mia lingua, trattenni il respiro in attesa del suo nettare dorato. Quando il primo getto amarognolo schizzò sulla mia lingua, mugolai di puro piacere. Ci vollero pochi secondi per accumulare una quantità di piscio sufficiente a farmi ingoiare le pillole, e il resto fu un fantastico e insperato regalo.

Sir Michael aveva appena terminato di riallacciare I pantaloni quando l’infermiera rientrò. "Deve andare, ora” disse, "mi dispiace." "Nessun problema." Baciandomi sulla fronte, promise: "sarò qui al tuo risveglio, Tanya.”

“E avrete il mio collare?" domandai. Quando l’infermiera mi aveva obbligata a toglierlo ero andata nel panico, non volevo togliere la più forte ed antica connessione con il mio Padrone. Sir Michael mi aveva calmato promettendone uno nuovo e più bello.

"Sì, sissy, lo avrò.” Annuendo, lo guardai lasciare la stanza con occhi già assonnati, ed ero già addormentata prima che la porta si richiudesse.

* * *

"Ohhhhhh." Scossi la testa, ancora intontita, quindi strizzai gli occhi per il dolore. "Dove sono?" "In ospedale, bimba." Raggiante, Sir Michael mi afferrò la mano e me la strinse. "L’operazione è andata benissimo. Penso che ne sarai soddisfatta."

"E’ tutto a posto?" Felice come una scolaretta, guardai verso il basso e squittii di contentezza. Il dottore si era dichiarato contrario – aveva detto che sarebbero state troppo grandi – ma adesso ero la fiera proprietaria delle due morbide e sode tette della quinta misura che Sir Michael aveva voluto. Erano così belle, femminili, mi chiedevo come potessi aver fatto senza, fino ad allora… "Grazie Padrone," singhiozzai, lacrime di gioia negli occhi, "sono bellissime!"

"Sì, è vero." Carezzando gentilmente il fianco di uno dei miei seni, disse: "non appena sarai guarita, ti mostrerò quanto possono essere divertenti." Quindi, sorridendo, aggiunse "nel frattempo, ho un piccolo regalo per te.”

Cominciai ad agitarmi, tanto da rischiare di cadere dal letto per colpa del peso del mio nuovo seno. "E’ il mio collare? E’ lui, Padrone? Vi prego, dite che è il mio collare," piagnucolai. Ero giunta ad amare il mio collare, incluso il suo odore che gli derivava dallo sperma, piscio e sudore di cui era intriso, e mi sentivo nuda senza di esso. Prendendo il nuovo collare nelle mie mani tremanti, feci scorrere i polpastrelli sulle lettere in rilievo.

"Ebbene?" domandò Sir Michael. "E’ bellissimo, Padrone." Il mio nuovo collare era di latex, rosa, alto due centimetri con lettere nere in rilievo. Girandolo tra le dita, potei leggere: "Proprietà di Sir Michael. Schiava, puttana, sissy..."

"E…?" sorrise.

Singhiozzando, finii la frase: "E moglie." Asciugandomi gli occhi, lo implorai di mettermelo indosso. "L-l-lo dite veramente, Padrone?" domandai. "Sì, tanya, voglio farti mia, per sempre."

Ero stordita e dolorante, ma questo fu il più bel momento della mia vita. Baciando la sua mano, sussurrai: “Lo sono sempre stata.”

* * *

"Ora, ricordati quello che ti ho detto, troia. Questo è il giorno di Sir Michael, e farai bene a non rovinarlo.” Di recente ero arrivata a desiderare quei deliziosi insulti, con estremo disappunto di Kara. Al principio Sir Michael era solito parlarmi in quel tono per costringermi all’obbedienza, e dato che io mi ero sottomessa velocemente – forse un po’ troppo, per i suoi gusti – alla sua disciplina fisica, gli effetti delle sue torture psicologiche avevano avuto un effetto molto prolungato.

"Non farei mai niente per deluderlo," risposi. Lasciando che mi sistemasse il velo, le domandai nervosamente: "Miss Kara? Io... vorrei ringraziarla." "Per cosa?" Incuriosita, l’altissima bionda mi si fermò davanti e mi fissò in viso.

Sorridendole, dissi "per essere stata qui sin dall’inizio. Senza il vostro aiuto, non sarei mai stata in grado di diventare la sissy che Sir Michael si merita." Ammirando il suo corpo nudo, non con lussuria ma con invidia, ammisi: "avete trasformato un timido, spaurito ragazzo in una dissoluta puttanella, sicura di se." Inginocchiandomi, le piazzai un amorevole bacio sul clitoride e sorrisi "grazie."

Kara, in risposta, si intenerì davvero, per la prima volta da quando mi aveva ammesso nella casa di Sir Michael: "Sei adorabile, tesoro." Raggiante di orgoglio, premette il suo sesso fragrante sul mio viso, e disse "mi fai sentire fiera di te."

Le diedi un rapido abbraccio, ma poi saltai in piedi dalla sorpresa quando sentii iniziare la musica. "Credo che sia arrivato il nostro turno." Sollevando la parte finale del mio lungo strascico, la mia damigella sussurrò: “non ti preoccupare, andrà tutto bene!” Il matrimonio – volevo considerarlo tale – si sarebbe tenuto nel giardino della casa di Sir Michael.

In sostanza si trattava più o meno della stessa cosa, del tutto legale in ogni sua parte. Avevamo stilato un contratto di “schiavitù coniugale”, e l’avvocato di Sir Michael lo avrebbe reso ufficiale durante la cerimonia.

Vestita del più sontuoso abito da sposa che avessi mai visto, avanzai lentamente lungo il percorso tra le panche, sentendomi nervosa come mai nella vita. Non era la presenza dei miei genitori, parenti ed amici a preoccuparmi; certo loro sarebbero rimasti scioccati e offesi, ma ora io non mi vergognavo più di ciò che ero. No, era per il mio Padrone, Sir Michael, che sentivo lo stomaco stringersi e il cuore in gola. Volevo che ogni cosa fosse perfetta, ed ero terrorizzata al pensiero di scontentarlo.

Mi fermai accanto a lui, lo osservai: il mio Padrone, alto e bello. Sorrisi. Ero talmente persa nei miei pensieri di amore e adorazione che non mi accorsi che la cerimonia era incominciata finché l’avvocato non si rivolse direttamente a me.

Ero riuscita a cogliere solo l’ultima parte della domanda, che però conteneva precisamente ciò che ci aspettava da me. Voltandomi verso Sir Michael, cominciai. "Se volete avermi, Padrone, sarò profondamente felice di essere vostra per sempre. Vi amerò e servirò, e farò in modo che l’unico scopo della mia vita sia quello di compiacervi. Voi siete il mio mondo, Padrone, e ogni momento che trascorriamo separati è per me una pura agonia. Padrone, vi imploro, prendete questa inutile sissy come vostra schiava, vostra proprietà e svago.”

Per un lungo istante lui non proferì parola. Quindi, proprio quando il suo silenzio era sul punto di uccidermi, sorrise: "Perché no? Hai un bel culetto stretto, due tette fantastiche e la bocca di una vera troia. Sì, mi vai bene." Ridendo, l’avvocato si voltò verso Kara e domandò: “Avete gli anelli?”

Lei annuì, e asciugandosi una lacrima si inginocchiò tra Sir Michael e me. Mi fece voltare verso il pubblico – in modo da permettergli di vedere esattamente ciò che sarebbe successo – mi sollevò l’orlo della gonna e mi abbassò le mutandine. Afferrando il mio grilletto, morbido e inerte, con la mano, lo fece scivolare dentro un astuccio metallico, lo chiuse con un lucchetto e porse a Sir Michael la chiave.

Ignorando i fischi e i gemiti dei nostri ospiti (questi ultimi emessi naturalmente dai miei parenti ed amici) Sir Michael sogghignò. "Non ne avrò bisogno” disse, gettando via la chiave. "Domani lo farò comunque saldare.”

Trattenendo a stento dei gridolini di gioia, Kara si volse verso di lui, gli sbottonò I pantaloni e ne estrasse il cazzo, decisamente più grosso e massiccio del mio. Poi, invitandomi con lo sguardo, sorrise e mi disse "tanya?"

Annuendo, mi inginocchiai accanto a lei e avvolsi le mie labbra affamate attorno al cazzo del mio Padrone. Il mio “anello” era indubbiamente duro e freddo, proprio come il mio Padrone, ma il suo sarebbe stato morbido, accogliente e lussurioso, come me. In effetti, l’anello ero io stessa. O meglio, l’anello era formato dalle mie labbra rosse e dissolute.

Mentre succhiavo, inginocchiata, potevo sentire I miei ospiti gridare di orrore e disgusto. Ebbi l’impressione che, per l’emozione, qualcuno fosse anche svenuto – probabilmente mia madre – ma non mi importava. Il mio Padrone mi aveva negato il suo contatto, il suo sapore per quasi una settimana e non avrei lasciato che una manciata di bigotti mi rovinasse la festa. Succhiando e leccando rumorosamente, glielo feci diventare duro a tempo di record, con la cappella purpurea che mi esplorava sempre più in fondo.

Compiaciuta della mia bravura, rilassai l’esofago e mi diedi una spinta in avanti, accogliendo dentro di me ogni centimetro della sua carne. Per tutto un lungo mese mi ero allenata di nascosto con un dildo, ed ero oramai un’esperta nell’arte della gola profonda. Mi sentivo un po’ in colpa per aver tenuto il segreto con il mio Padrone, e in seguito avrei implorato di essere punita, ma un suo sussulto involontario mi fecero capire che ne era valsa la pena.

Raggiante d’orgoglio, spalancai la bocca per ingoiare anche i testicoli, meravigliandomi della sensazione della sua calda, robusta verga che scivolava lentamente dentro di me. Tremando per l’eccitazione, portai la mano alla gola, dove potevo sentire il gonfiore della sua carne sotto la mia pelle. Era così erotico, così incredibile che ebbi un orgasmo all’istante, e la mia sborra schizzò fuori dall’astuccio metallico come un razzo.

Dopo poco anche Sir Michael esplose, riempiendomi con la sborra che aveva accumulato in una settimana di astinenza. Poiché mi ero ripromessa di non sprecare una singola, preziosa goccia, succhiai ed ingoiai con selvaggio abbandono, affamata ed insaziabile. Kara fu veloce nel leccarmi via dalle guance i pochi, sottili rivoli che mi erano scappati dagli angoli della bocca.

Scuotendo la testa per l’incredulità, l’avvocato disse: "molto bene. Poiché avete adempiuto ai vostri doveri contrattuali, io ora ti pronuncio, tanya, schiava-troia-sissy-moglie nonché proprietà di Sir Michael."

Palesemente imbarazzato, si schiarì la voce e concluse: "Adesso puoi, ehm, p-pisciare la sposa.” Sorridendo, Sir Michael abbassò lo sguardo sulla sua sissy e sentì l’orgoglio del possesso. Aveva spezzato lo spirito di quel ragazzo, plasmandone ex novo dapprima la mente e le emozioni, e poi trasformandone il corpo in quello di una ragazza. Quella sissy era completamente suya, avrebbe fatto qualunque cosa lui avesse chiesto, e il fatto che lei inoltre godesse della propria sottomissione aggiungeva un grande valore alla sua conquista. "Lo desideri, tanya?"

"Sì, oh sì, sì, Padrone!” "Allora implorami." Stringendo fra due dita la punta del suo cazzo, disse: "Di’ a tutti cosa vuoi e perché." "Vi prego, Padrone, pisciate sopra la vostra splendida sissy. Consacrate il mio bell’abito, marchiatemi col vostro odore."

Rivolgendo lo sguardo al pubblico, fissai mio padre negli occhi e dissi: “desidero che ognuno sappia che sono vostra. Voglio che sappiano quanto adoro il vostro cazzo, e ogni cosa che ne proviene. La vostra piscia è come il più raffinato dei vini, e la vostra sborra è come costoso champagne." Voltandomi verso di lui, terminai: "Inoltre adoro subire la vostra pioggia dorata, perché dopo mi scopate in maniera divina.”

"Oh, cazzo, come posso dire di no?" Ridendo, lasciò la presa sul suo cazzo, inondandomi con un torrente di nettare dorato. Sentirne l’odore e assaggiarne gli spruzzi mi fece desiderare violentemente di riprenderlo in bocca, ma dovetti farmi forza e resistere.

Afferrai le tette sotto il corpetto bianco e le diressi verso il getto; dopo poco il tessuto inzuppato di piscia mi aderì alla pelle in maniera sensuale. Era un vestito costoso, di marca, acquistato in un negozio eclusivo, ed ora era macchiato per sempre. Da oggi in poi avrebbe portato il giallo segno del mio Padrone, il suo odore aspro, e per me sarebbe stato ancor più prezioso porprio per questo.

Dopo aver scrollato le ultime goccioline sulla mia lingua, si abbassò e mi aiutò a rialzarmi in piedi. E, prendendomi tra le sue braccia, mi baciò a lungo, rudemente, soggiogando la mia lingua con la sua. Quindi, sdraiandomi sopra il tavolo del banchetto, disse agli ospiti assiepati: “il pranzo subirà un leggero ritardo. Devo prima riempire il culo di questa inutile sissy.”

Mentre lo aiutavo a farsi largo tra i leggeri e vaporosi strati di velo del mio abito, lo imploravo "oh, Padrone, vi prego scopatemi!" Sentendomi profondamente puttana, strillai "scopate di brutto la vostra sissy!"

Sir Michael mi afferrò allora le caviglie e le portò sopra le sue spalle così in fretta che una delle mie scarpe bianche volò via attraverso il giardino. Fu così brutale, possente che nessuno dubitò, neanche per un istante, che si trattasse di un matrimonio ineguale. Mentre il suo cazzo gonfio si faceva largo prepotentemente attraverso la rosea aperture del mio sedere, rabbrividii al pensiero che avesse finalmente esaudito i miei desideri più segreti.

"Sì, sì, Padrone! Oh, è così bellooooooooo!" Col fiato corto, iniziai a far sobbalzare il mio sedere sul tavolo mentre le vibrazioni facevano rovinare a terra i bicchieri dello champagne. Mi strappai il velo nuziale, liberando le mie lunghe, folte chiome rosse. Andavo fiera in maniera ossessiva di questo mio oro rosso che mi ero lasciato crescere fino alla vita, e badavo a non lasciar comparire il minimo segno di ricrescita. Quando mi prendeva da dietro, Sir Michael adorava afferrarmi per i capelli e tirarli per farmi inarcare la schiena, come se fossero state le briglie di un cavallo.

"Oh, cazzo, che troia!" Digrignando i denti, sbatteva il suo palo dentro di me più velocemente e con più forza di quanto avesse mai fatto, sopraffatto dalla lussuria che gli provocava il suo nuovo giocattolo. "Farai bene ad abituarti" mi disse, "perché il tuo culo di sissy non resterà mai più vuoto d’ora in poi.” Si interruppe un istante, solo per asciugarsi il sudore dalla fronte, e poi continuò a soddisfare i suoi desideri animaleschi su di me, aggiungendo: “D’ora in verrai punita ogni volta che il tuo culo sarà vuoto.”

"Uh-uh-uh, v-voi mi – oooohhhh – voi comprerete – arrghhh! – un butt-plug alla vostra sissy?" domandai, tra gridolini di piacere. "Il più grande, grosso e lungo che troverò!" Gorgogliando, mi divaricò ancor più le gambe, costringendo il mio intestine ad accogliere finalmente gli ultimi centimetri del suo cazzo. Era la prima volta che riuscivo a prenderlo tutto dentro di me, e fu fantastico. Fu come se un qualche interruttore segreto, nascosto nel profondo del mio intestino, avesse tolto il freno ad ogni mio desiderio, ogni mia inibizione, ad ogni nervo del piacere del mio corpo.

All’improvviso ero diventata un unico, fottuto organo sessuale, dalla punta dei capelli a quella dei piedi, che rispondeva al mio Padrone e a lui solo. "Fallo, tanya, scopa il tuo Padrone in modo che tutti vedano!" Puntando l’obbiettivo della sua videocamera al mio volto sorridente, Kara suggerì: "Di’ a tutti come ti piace!"

"Lo adoro, lo voglio, è la più bella sensazione del mondo!" Afferrandomi le tette, iniziai a strizzarle e a pizzicarmi i capezzoli, aggiungendo altro piacere all’estasi sconvolgente che squassava il mio corpo. "Unghunghungh... ooohhuhuhoooohh, sta venendo, Sir Michael sta venendo dentro di me!"

Saltando sopra il tavolo, Kara puntò la videocamera al mio inguine, zoomando per catturare ogni spinta, ogni dettaglio del cazzo del mio Padrone. “Dicci come ti senti, tesoro!” "Aiiiiieeeeee! Arggghhhhh!" Con gli occhi serrati, quasi mi strappai i capezzoli mentre mi contorcevo dal piacere.

"S-s-s-sembra come... oh, merda... sembra come un clistere fatto da un idrante! Lo adoro, è-è-è-è... ah, Padrone!... E’ cosi caldo e cremoso e appiccicososborrosobellissimo e... OHHHHHHHH!"

"Ommioddio," sporgendosi in avanti Sir Michael crollò sul mio petto, spingendo Kara da parte. "Cosa diavolo è stato?" Scioccato e senza fiato, mi disse "è stato come se tu avessi cercato di strapparmi l’uccello a morsi con il tuo dannato culo!”

"Vi è piaciuto, Padrone? " domandai sorridendo. "Per la miseria se mi è piaciuto!" Dandomi un buffetto sulla guancia stampò le labbra sulle mie, e mi mordicchiò la lingua. "Ma cosa diavolo è stato?”

"Il mio primo, vero orgasmo di sissy, Padrone." Aveva sorpreso me tanto quanto lui, ero venuta semplicemente come riflesso all’averlo sentito tutto dentro di me. Con questo non voglio dire di aver eiaculato, no, si trattava di qualcosa di completamente diverso. Era qualcosa che veniva dall’interno, una sensazione fisica che aveva percorso tutti I miei organi interni proprio come ritenevo che avrebbe dovuto fare un orgasmo femminile. Sapevo che si trattava solo di una frazione del piacere vero che poteva provare una donna, ma era sufficiente per una inutile sissy come me.

Rialzandosi dal pavimento, Kara sollevò la videocamera trionfante. "E’ meglio che prendiate una copia del video del matrimonio in fretta” ammonì, “sicuro come l’oro che andranno a ruba!”

Mentre gli altri ospiti sghignazzavano – e reclamavano a gran voce la loro copia – io semplicemente mi sciolsi tra le braccia del mio Padrone, felice di essere semplicemente nel suo abbraccio. Ormai non c’era più nessun dubbio: ero una sissy in schiavitù, e la ragazza più felice sulla faccia della terra.

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